Serie A - Serie B

Calcio – L’Eldorado del calcio italiano


Eldorado serie A, chi non c’è perde milioni

I CONTI DEL PALLONE

Con i nuovi diritti tv, la retrocessione può costare 57 milioni alla Lazio e 35 all’Atalanta. Senza promozione il Toro rinuncia a 39 milioni
STEFANO SALANDIN

PARTIAMO da un presupposto statistico: mai, dopo sole 10 giornate di campionato, c’erano stati tanti esoneri in serie A. I sei allenatori " saltati" testimoniano, oltre alla solita impaziente mancanza di programmazione dei presidenti, anche la particolarità della stagione: quella che precede l’introduzione della vendita collettiva dei diritti tv. Così, se già la retrocessione era comunque una iattura dal punto di vista economico, con il nuovo ordinamento si trasformerebbe in un vero e proprio disastro. Vediamo di quantificarlo analizzando le situazioni dei sei club ultimi in classifica. Tenendo conto di un paio di avvertenze: riguardo ai diritti tv, si parla di proiezioni ( per quanto molto attendibili) perché mancano ancora dati certi sia sul totale incassato della Lega ( la speranza è di arrivare a 1 miliardo di euro, ma c’è la " grana" del ricorso di Conto Tv sui diritti satellitari) sia sui bacini di utenza che dovranno essere calcolati con indagini demoscopiche. Le altre cifre sono stime di bilancio perché non tutti quelli delle società sono già disponibili.
DIRITTI TV BLOCCATI
La grande novità, dunque, è data dalla ripartizione dei diritti tv come stabilito dalla legge MelandriGentiloni. I club, dopo le inevitabili baruffe, hanno stabilito che la ripartizione avverrà sulla base di tre criteri: il 40 per cento in parti uguali, il 30 per cento sulla base del bacino d’utenza ( ancora da effettuare le indagini demoscopiche e decidere quanto peserà la provincia rispetto al comune: una valutazione che può spostare alcuni milioni di euro per club come Atalanta e Catania) e il restante 30 per cento sulla base del risultato sportivo con questa ulteriore ripartizione interna: 10 per cento in base ai risultati degli ultimi 50 anni, il 15 in base ai risultati degli ultimi 5 anni, il 5% in base all’ultima classifica. Una ripartizione che ridurrà moltissimo il gap tra grandi e piccole ( l’Atalanta, per esempio, arriverà a incassare qualcosa come 30 milioni l’anno) ma che, d’altro canto, " cristallizzerà" moltissimo questo gettito. Le prime due voci, infatti, sono sostanzialmente imputabili mentre la terza può variare solo di un 5 per cento per il cui " spostamento", però, serviranno investimenti pesantissimi. Ecco ( anche) perché tra i club è partita la corsa agli stadi di proprietà: la vera variabile economica, insieme con il merchandising, per i prossimi anni.
GLI ALTRI INTROITI Sono quelli che derivano dalla sponsorizzazione allo stadio, dal " main sponsor" sulle maglie ( balza all’occhio quello del Siena: i 7,1 milioni che concede il Montepaschi) e dai diritti su merchandising e royalties, riassunto nella voce altro.
IL GAP Retrocedere, come si evince dalle tabelle, è un vero e proprio salasso economico che neppure " i paracadute" ( 7,5 milioni a chi sta in A da almeno tre anni, 5 per chi c’è da 2 e 1,5 per gli altri) possono attutire. La retrocessione, tra l’altro, aumenterebbe il gap con le dirette concorrenti che potranno usufruire di un anno in più di mutualità: il rischio di fare " l’elastico" tra la A e la B sarebbe ancora più concreto. Senza dimenticare che, come dimostra quest’anno la Reggina, non c’è " paracadute" che possa garantire una immediata risalita nel massimo campionato. E due anni di fila in B possono essere davvero drammatici.

fonte: TUTTOSPORT

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