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Bando diritti tv serie A: pronto il Piano “B” (2a parte)

(di Marcel Vulpis) – Ma anche nella peggiore delle ipotesi, ovvero che questi scenari non si dovessero concretizzare, nella realtà è pronto il “piano B“: ovvero la creazione del canale televisivo della Lega serie A.

Il rischio, per gli operatori, sarebbe che il prezzo minimo possa essere superato dall’offerta dell’intermediario di turno su tutti i diritti a pagamento. Quest’ultimo, nonostante le regole imposte dal decreto Melandri (cui, comunque, dovrà attenersi), conosce molto bene il mercato e potrebbe, prendendosi un bel rischio, decidere di rimescolare le carte. In questo caso Sky e Mediaset rischierebbero l’ingresso improvviso di un nuovo competitor, l’Amazon di turno, che potrebbe acquistare questi diritti, aprendo la strada ad una vera e propria rivoluzione digitale, destinata a travolgere i media televisivi tradizionali.

Comunque si configuri lo scenario del prossimi triennio, il dado è tratto. Il canale della Lega diventerà prima o poi operativo. E’ solo questione di tempo (forse potrebbe essere pronto già per la prossima estate, con un costo stimato non inferiore ai 150 milioni di euro). Lo vogliono, soprattutto i presidenti di diversi club (ad eccezione dell’AS Roma), che ritengono di poter generare maggiori ricavi rispetto ad oggi, così da superare la “torta” di 4,7 milioni di abbonati, solo per il pacchetto calcio, di Sky (3,2 milioni), e Mediaset (1,5).

Ci sono spazi di manovra enormi ancora inesplorati, perchè, fino ad oggi, le politiche di prezzo, troppo verso l’alto, non hanno consentito l’esplosione del prodotto calcio rispetto all’enorme bacino potenziale.

La Lega, che già produce le partite (attraverso Infront), in questi mesi avrebbe trovato sia il partner tecnologico/editoriale (il colosso DIscovery) sia il partner finanziario (si caricherebbe una parte del rischio imprenditoriale del progetto), sia la concessionaria per la gestione della pubblicità.

Estimatori del progetto del canale (ormai definito in ogni suo punto) sarebbero in primis Aurelio De Laurentis e Urbano Cairo (rispettivamente patron del Napoli e del Torino calcio). Imprenditori, guarda caso, provenienti dal mondo del cinema e dell’editoria, ma che si intendono di business plan, di produzione di contenuti e di relativa distribuzione e vendita. Sarebbe una rivoluzione copernicana non solo per il nostro Paese, ma per tutto il mercato dell’entertainment sportivo. Ad eccezione dell’NBA (la Lega professionistica che sviluppa il business della pallacanestro americana), nessuno, fino ad oggi, ha intrapreso questa strada. Sarà importante aspettare, pertanto, la settimana del 10/15 gennaio 2018, con l’apertura delle buste del prossimo bando. A quel punto sarà molto chiaro dove il calcio italiano si collocherà nel prossimo futuro. – Inchiesta Il Corriere dello Sport

 

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Marcel Vulpis

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