Crisi di Governo – Lettera aperta a Berlusconi: Presidente lasci perdere tutto

E’ questa la fotografia del "sistema" italiano, Senza parlare di una politica urlata dove non esiste un confronto di idee ma si predica solo in funzione distruttiva, contro qualcuno e non per qualcosa. Una situazione che a nostro avviso non cambierà a breve finchè almeno non cambieranno i personaggi di riferimento.

Dalla fine della “prima” Repubblica ad oggi, le facce sono sempre le stesse eppure sono passati pensate bene quasi 20 anni. Possibile che dopo 20 anni continuino ad esserci sempre gli stessi uomini politici alla guida dei partiti più importanti e che le due principali coalizioni non siano riuscite al loro interno a fare chiarezza sugli obiettivi di medio lungo termine? Una delle ragioni per cui Berlusconi scelse di iniziare la sua avventura politica fu quella di evitare che il Paese fosse governato da una “sinistra” a suo modo di vedere poco democratica e più post comunista che “laburista” all’europea.Oggi questo rischio crediamo che non esista più, allora vogliamo lanciare una provocazione e chiedere a Berlusconi e non solo un passo indietro. Siamo curiosi di vedere se sia possibile uscire da questa “impasse” in cui ormai sembra finita l’Italia. E’ un dato di fatto che il Paese sia ingovernabile perché i padri fondatori volevano evitare secondo noi proprio la governabilità scegliendo invece la strada dei compromessi, nel timore che qualcuno potesse di nuovo ottenere una forza politica tale da “annullare” le opposizioni.

Berlusconi faccia un passo indietro, e perché no, si prenda una lunga vacanza da dove potrà guardare l’evolversi della situazione e forse dire un giorno: avete visto che non era colpa mia? Si prenda un “meritato” riposo del guerriero e lanci prima il suo successore, possibilmente un volto mai visto, sempre che ce ne sia uno in grado di raccogliere il testimone.

Un’Italia in cui non è possibile creare un bipolarismo e quindi figuriamoci un bipartitismo, un’Italia in cui i personalismi hanno il sopravvento sull’idea di “bene comune”, ed in cui la classe politica crea partiti personali e gruppi parlamentari per ottenere finanziamenti pubblici con dei distinguo di non facile intuizione per gli elettori.

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Marcel Vulpis

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