Diritti tv – L’Italia cerca di copiare il modello Premiership

1manuChelsea.jpgIl governo Prodi attraverso i due fautori del decreto legislativo sui diritti collettivi del calcio (Giovanna Melandri e Paolo Gentiloni) sottolinea l’innovazione di questa nuova normativa, che, secondo lo stesso, si avvicinerebbe molto al modello inglese della Premier league. Nella realtà però non è così. Tratto da “Il Manifesto” (3/11).


“…Per la Premier League, il campionato di calcio più ricco al mondo, il filone d’oro delle televisioni sembra essere davvero inesauribile. La stagione attuale, infatti, sarà ricordata per i nuovi contratti record che la super-lega inglese è riuscita a spuntare per i prossimi tre anni. Anche grazie alle nuove tecnologie (internet e telefonini) ed all’incremento dei proventi dovuti alle vendite sul mercato estero, fino al 2010 i 20 club della Premier guadagneranno l’incredibile cifra di 4 miliardi di euro. Questa volta però a trasmettere le partite non sono più solo i canali di Sky.


Dopo una diatriba durata due anni, la Commissione europea ha di fatto posto fine al monopolio ultradecennale che la compagnia di Murdoch ha detenuto sui diritti tv del calcio inglese. Spazio allora alla concorrenza della Setanta Sports, network satellitare di Dublino nato nel 1990 con l’obiettivo di far vedere gli eventi sportivi che si tenevano nella terra di Joyce e Beckett e le partite dei cattolicissimi Celtic di Glasgow ai milioni di emigranti irlandesi sparsi per il pianeta. La parte del leone la fa sempre Sky, che per trasmettere 92 partite in tre anni verserà nel forziere della Premier circa 2 miliardi di euro, mentre la Setanta per irradiare 46 match staccherà un assegno di «soli» 600 milioni. Installazione esclusa, la spesa minima mensile va dai 51 euro di Sky ai 15 della Setanta.


La quasi totalità dei big match rimane un’esclusiva dell’ex monopolista, però intanto i lanciatissimi irlandesi, insieme all’inglese ITV, si sono aggiudicati per quattro anni pure i diritti per le partite della nazionale e di FA Cup – prima in possesso di Sky e BBC. A questo festival di cifre da brividi si devono poi aggiungere i circa 900 milioni di euro derivanti dalla vendita dei diritti all’estero e i 600 correlati allo sfruttamento dei nuovi strumenti tecnologici come telefonini e internet – a due sterline l’uno, on demand, la British Telecom vende oltre duecento match di Premier, però tutti rigorosamente in differita, ore dopo il fischio finale dell’arbitro”.

Il governo Prodi attraverso i due fautori del decreto legislativo sui diritti collettivi del calcio (Giovanna Melandri e Paolo Gentiloni) sottolinea l’innovazione di questa nuova normativa, che, secondo lo stesso, si avvicinerebbe molto al modello inglese della Premier league. Nella realtà però non è così.

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Marcel Vulpis

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