«Arbitro. Dal fischietto al VAR»: il volto umano di chi decide, nel documentario del giornalista-autore Maurizio Pizzuto.
Prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari, il film attraversa la storia dell’arbitraggio italiano: da Concetto Lo Bello al Centro VAR di Lissone, fino alle donne in campo e alla storia di Michele Croce. Voce narrante di Vincenzo Bocciarelli.
Un fischio dura un istante. Dietro ci sono anni di preparazione, allenamenti, conoscenza delle regole e capacità di affrontare la pressione. È questo lavoro, spesso invisibile agli spettatori, al centro di «Arbitro. Dal fischietto al VAR», il documentario di 53 minuti scritto e diretto dal giornalista professionista Maurizio Pizzuto, prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari, prossimamente in televisione.
Attraverso testimonianze, immagini delle Teche Rai e riprese nei luoghi dell’arbitraggio, il film racconta come sia cambiato il mestiere di chi deve decidere sul terreno di gioco. La voce narrante di Vincenzo Bocciarelli accompagna un percorso che unisce memoria sportiva, trasformazione tecnologica e storie personali.
«Il pubblico vede la decisione; raramente vede gli anni di formazione, la fatica e il dubbio», scrive Pizzuto nella nota d’autore. Da questa riflessione nasce un racconto che cerca la persona dentro la divisa: la concentrazione prima di una gara, il rapporto con i giocatori, la responsabilità di una scelta che arriva sotto gli occhi di tutti.
Il viaggio comincia con Concetto Lo Bello, figura simbolo di un’epoca in cui autorevolezza, posizione in campo e lettura dell’azione erano determinanti. Le testimonianze di Rosario Lo Bello, Paolo Casarin e Francesco “Ciccio” Cordova restituiscono esperienze e ricordi di quel calcio. Tra i protagonisti anche Salvatore Lombardo, notaio siciliano di Marsala, già arbitro di Serie A e B e presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, la cui esperienza collega il lavoro sul campo alla guida del mondo arbitrale. Le immagini di repertorio dedicate a Pierluigi Collina accompagnano il racconto dell’evoluzione della preparazione e del ruolo dell’arbitro.
La macchina da presa entra poi negli spogliatoi, nelle sezioni e sui campi di allenamento. Qui si costruiscono le competenze che precedono ogni partita: seguire il ritmo del gioco, riconoscere una tensione, comunicare una decisione e mantenere lucidità anche nei momenti più difficili.
L’ingresso nel Centro VAR di Lissone apre il capitolo della tecnologia. Monitor, immagini da diverse angolazioni e comunicazioni tra campo e sala video hanno trasformato il processo decisionale. Il documentario osserva questo lavoro dall’interno, mostrando il confronto tra arbitri, assistenti e video match official. Anche quando un episodio può essere rivisto, resta necessario interpretarlo e assumersi la responsabilità della scelta.
Il racconto si allarga alle donne nell’arbitraggio, dal percorso di Luana Ercolessi alla storia di Maria Sole Ferrieri Caputi, fino alla voce di Giulia Tempestilli. Esperienze che testimoniano il cambiamento di un ambiente e le opportunità per nuove generazioni di arbitre.
Nel finale, Michele Croce, giovane arbitro in carrozzina, porta in campo una storia di passione e partecipazione. Il suo percorso dà concretezza al valore inclusivo dello sport: poter prendere parte al gioco, svolgere un ruolo e coltivare il proprio talento.
Le musiche originali di Angelo De Luca e Bernardo La Fonte accompagnano il film, mentre il brano «Arbitro» di Ugo Mazzei richiama la memoria di Concetto Lo Bello. La produzione esecutiva è affidata a Domenico Carillo; Fabrizio Barraco cura fotografia, montaggio e color correction.
«Arbitro. Dal fischietto al VAR» propone al pubblico televisivo una storia che attraversa il calcio e riguarda anche chi lo segue solo occasionalmente: decidere sotto pressione, convivere con il dubbio, conquistare fiducia attraverso la preparazione. Perché, prima di ogni verdetto, c’è una persona chiamata a scegliere.

