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Boca Juniors, il primo “dodicesimo uomo” era un notaio: l’epopea di Toto Caffarena

(da Buenos Aires – Alberto Morici) – Nel lontano 1925 un giovane tifoso contribuì a finanziare la tournée europea del Boca e diventò indispensabile per la squadra. Il suo soprannome avrebbe attraversato un secolo, trasformandosi nell’identità di un popolo.

Prima di diventare il boato della Bombonera, il dodicesimo uomo aveva un nome, un volto e un biglietto per attraversare l’Atlantico. Si chiamava Victoriano Agustín Caffarena, per tutti “Toto”. Non segnava gol. Non difendeva la porta. Eppure, nella grande avventura europea del Boca Juniors del 1925, avrebbe conquistato un posto che nessuna formazione ufficiale poteva assegnargli.

Aveva ventidue anni, origini genovesi e una passione capace di mettere in discussione persino gli equilibri familiari. Socio del Boca dal 1922, apparteneva a una famiglia benestante. Quando il club preparò la spedizione, Toto volle esserci: mise a disposizione risorse proprie e, con il sostegno della famiglia, contribuì a pagare il viaggio di alcuni calciatori. Il suo investimento aveva un rendimento atteso molto semplice: vedere il Boca affrontare il mondo. 

Il 4 febbraio 1925 la delegazione lasciò Buenos Aires. Dopo il passaggio da Montevideo, salì sul transatlantico Formose, ricordato anche come Formosa, diretto a Vigo. Davanti ai giocatori c’erano settimane di oceano e un continente da convincere. Per il calcio argentino era una missione pionieristica: il Boca diventava il primo club del Paese a disputare una tournée europea. 

Caffarena aveva con sé anche una credenziale da inviato del quotidiano El Telégrafo. Ma il viaggio gli assegnò presto un mestiere molto più ampio. Preparava il materiale, portava l’acqua, aiutava i calciatori, faceva il massaggiatore e l’assistente. Ovunque ci fosse una necessità, arrivava Toto. Il finanziatore diventò il factotum della spedizione; il tifoso, uno della squadra.

Fu Antonio Cerrotti, attaccante del Boca, a riconoscere quella presenza con il soprannome destinato a sopravvivergli: “Jugador Número 12”. Undici uomini affrontavano gli avversari sul terreno di gioco. Il dodicesimo rendeva possibile tutto il resto. 

Intanto il Boca conquistava rispetto. Debuttò battendo il Celta Vigo per 3-1, superò l’Atlético Madrid per 2-1 e il Real Madrid per 1-0. Fra Spagna, Germania e Francia, chiuse con quindici vittorie, un pareggio e tre sconfitte: quaranta reti segnate, sedici subite. Al ritorno, l’Associazione argentina gli riconobbe il titolo di “Campeón de Honor”. Una squadra partita dal quartiere portuale di Buenos Aires aveva portato il proprio nome oltre l’oceano. 

credit image @homepage CABJ

Ma dietro l’epopea sportiva c’era un conto da saldare. Secondo la ricostruzione di Tiempo Argentino, la tournée produsse circa 60.000 pesos di entrate contro 86.000 di spese. Furono organizzate partite per recuperare il disavanzo e, intorno al vecchio campo del Boca, comparvero barili usati per raccogliere contributi. La passione che aveva finanziato la partenza tornava a sostenere il club. Il dodicesimo uomo cominciava ad avere migliaia di volti. 

Negli anni Trenta, le cronache del giornalista Pablo Rojas Paz contribuirono ad associare quell’immagine all’intera tifoseria. Nel 1955, il presidente Alberto J. Armando consegnò a Caffarena una targa che lo riconosceva come “Jugador Número 12”. Il Boca custodiva così il legame fra l’uomo e il mito.  Quella di Caffarena è la storia fondativa del dodicesimo uomo del Boca: una delle incarnazioni più potenti del tifoso che diventa parte della squadra.

credit image @Alberto Morici

Oggi quel numero appartiene al linguaggio della Bombonera. “La Doce”, letteralmente “La Dodici”, è il nome del gruppo organizzato di tifosi, la barra brava, e non semplicemente quello di una curva. Il concetto di “Jugador Número 12” abbraccia invece l’intero popolo boquense. 

Per chi osserva l’economia dello sport, Caffarena rappresenta una figura originaria del sostenitore: mette denaro, tempo e lavoro al servizio di un’appartenenza. Da quel gesto nasce qualcosa che un bilancio fatica a misurare, ma di cui ogni club vive: il legame fra una squadra e la sua gente.

credit image @Alberto Morici

La Bombonera gli ha dato una voce immensa. Ma prima dei tamburi, delle bandiere e dei cori, c’era un ragazzo che aveva attraversato l’oceano e si era reso indispensabile. Il suo nome non compariva fra gli undici. La storia gli avrebbe riservato il numero successivo.

credit image @Alberto Morici reportage CABJ
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