Vulpis intervistato da Agimeg.it sul tema del Decreto Dignità: “E’ tempo di azzerare queste norme da Paese non liberale”.
“La presenza di ben quattro marchi di infotainment sulle maglie di calcio dei club di serie A in questa nuova stagione, con investimenti vicini ai 40 milioni di euro, per la cronaca secondo settore di investimento in ambito sponsorizzativo dietro solo al trasporto aereo/marittimo, deve portare la politica italiana a una serie di riflessioni. Intanto è chiaro che questo infotainment è di fatto un Betting edulcorato. Vorrei infatti che qualcuno mi spiegasse che differenza c’è nella percezione di un marchio se lo cito semplicemente così come appare su una visura camerale o se ci aggiungo un .tv o .news per esempio”. E’ quanto ha dichiarato Marcel Vulpis giornalista economico ed esperto di sports-marketing.
“Siamo veramente al festival della ipocrisia. Da un lato c’è un Decreto Dignità che pone dei limiti, dall’altro ormai i marchi del Betting supportati da studi legali potentissimi hanno trovato il modo per aggirare legalmente il tracciato normativo vigente. Delle due l’una: o il Decreto Dignità lo si rispetta integralmente o è meglio finirla con queste operazioni di facciata che non limitano in alcun modo il desiderio spontaneo, ove presente, di divertirsi giocando. La ludopatia, o Gap che dir si voglia, si combatte con altri strumenti non con leggi o con divieti imposti ideologicamente. Ricordo che durante il proibizionismo americano la gente beveva alcolici più di prima. Per cui è tutto inutile”, ha aggiunto.
“Il decreto dignità ha di fatto aperto un vero e proprio “stargate” ai marchi irregolari per non dire altro perché ad un certo punto non si capiva quale fosse la differenza tra un .it o .com nel nostro Paese. Lo Stato deve creare una commissione di coordinamento a più voci (con esperti di diversi settori incluso il mondo della informazione) ed esperienze e coordinarsi con i colossi del settore per valutare insieme come aiutare la gente che gioca spontaneamente a non esagerare. Questo dovrebbe fare uno Stato liberale, moderno e proiettato nel futuro. Tutto il resto scusate ma non ha un senso logico. Eliminiamo una volta per tutte, e velocemente una legge, nata sull’onda di un accordo di governo, all’epoca, tra M5S e Lega, di chiara impronta ideologica. La ludopatia come la povertà (anche se qualcuno ci raccontò anni fa che era sta debellata) esiste ancora”, ha continuato.

“Ma non è così che si combatte. Vedere sette squadre e quattro colossi del settore che devono nascondersi per apparire fa capire come si sia tornati in un Medioevo 2.0. Il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi e il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi sono impegnati a trovare soluzioni in tal senso. A loro mi permetto di dire: velocizziamo l’iter perché ogni anno da sei anni a questa parte il calcio italiano professionistico perde almeno 140 milioni di euro. In uno Stato liberale non dovrebbe accadere. Vi stanno lavorando con grande fervore e impegno, ma è arrivato il momento di chiudere questa brutta pagina di illiberalità che è stata imposta ad un mercato che per la cronaca paga ogni anno miliardi di tasse allo Stato. Soldi che finiscono nella casse pubbliche per essere utilizzati a favore di altro settore. E’ arrivata l’ora di mettere fine alle norme del Decreto Dignità destinate al mondo del gioco…In sintesi è tempo di azzerare queste norme da Paese non liberale”, ha concluso Vulpis nell’intervista rilasciata all’agenzia stampa specializzata AGIMEG.it guidata dal direttore Fabio Felici.

