Premier League – Nel 2026/27 pronto il “ban” degli sponsor del betting, ma c’è chi dice che non avverrà.
La decisione, tempo fa, di vietare le sponsorizzazioni di società di scommesse sulla parte frontale delle maglie in Premier League (l’equivalente della Serie A italiana) è stata salutata come un momento storico, ma, secondo molti addetti ai lavori, ci sono timori che possa rivelarsi un’illusione.
Di fatto una mossa pubblicitaria per accontentare determinati “mondi” che non amano il gioco d’azzardo anche in UK. Nella realtà, come di recente è stato sottolineato in una ricerca a carattere sociale, nel Regno Unito oltre l’80% degli inglesi ritiene che giocare d’azzardo / scommettere in ambito sportivo faccia parte intrensicamente della “cultura” britannica. Un aspetto assolutamente normale e non c’è alcuna ragione per cui debba essere vietata. Quindi “gioco” come parte integrante della cultura sportiva inglese.
Nell’aprile del 2023, i club della English Premier League (EPL) hanno scelto di eliminare le sponsorizzazioni di aziende di scommesse dalla parte frontale delle loro maglie entro la stagione 2026/27. La Lega calcio inglese ha presentato la decisione come una dimostrazione dell’impegno del football nei confronti del “gioco responsabile”, mentre gli attivisti anti-betting hanno accolto con favore il fatto che finalmente venissero riconosciuti i potenziali danni dell’industria del gioco d’azzardo.
Tuttavia, al momento, le sponsorizzazioni legate al gioco d’azzardo restano un grande affare nella English Premier League, con 11 club che sfoggiano marchi di scommesse sulle proprie maglie in questa stagione. Una ricerca di GlobalData ha stimato che il valore complessivo di tali contratti di sponsorizzazione ammonta a 104 milioni di sterline (l’equivalente di 120 milioni di euro) nella stagione sportiva 2024/25.

La testata giornalistica Mirror Football ha riportato però anche le zone d’ombra collegate al tema in esame, citando club come il Nottingham Forest, il cui ex sponsor Kaiyun avrebbe promosso il gioco d’azzardo, sul mercato cinese, tramite un accordo “white label” con una società dell’isola di Man, fino ad arrivare a club che violerebbero persino le norme sulla protezione delle persone vulnerabili dal gioco d’azzardo.
Ora, gli attivisti anti-betting del Regno Unito temono che il prossimo divieto sulle sponsorizzazioni di scommesse sulla parte frontale delle maglie – adottato solo come compromesso dopo che 18 dei 20 club hanno votato contro un divieto totale – possa essere facilmente aggirato. Si tratta attualmente di una fonte importante di entrate per i club, ed esempi, provenienti da altri Paesi, mostrano come le società calcistiche possano eludere questo tipo di divieto.
Una ricerca condotta da Investigate Europe ha rilevato che 296 dei 442 club nei principali campionati europei avevano almeno un partner legato al gioco d’azzardo nella scorsa stagione, e 145 di questi riportavano il logo sulla parte frontale della maglia. L’indagine ha mostrato che alcune squadre in Belgio e in Italia (nel campionato di Serie “A” ma anche in quello di “C”) sono semplicemente passate dall’esporre il logo della società di scommesse a quello di fondazione benefiche o di sito di notizie/infotainment (ad esempio Bwin.tv, Eurobet.live tra i main sponsor del campionato Serie C Sky Wi-Fi, o ancora Admirabet.news sulla maglia del Parma o Bet365scores.it a supporto di Torino, Pisa, Cagliari e Udinese come second sponsor o, meglio ancora, come sleeve, nda).
Ad esempio, il Club Brugge belga ha semplicemente sostituito il logo del bookmaker scandinavo Unibet con quello di U-Experts, un’app di notizie creata da Unibet e contenente link per scommettere.
Nick Harvey, della coalizione CEGA (Coalizione per la fine della pubblicità sul gioco d’azzardo), ha dichiarato a Mirror Football: “Il danno innegabile causato dal gioco d’azzardo è il motivo per cui la Premier League è stata costretta ad agire, ma se poi si permettesse ai club di promuovere marchi quasi identici, si renderebbe ridicola l’intera iniziativa…”Con decine di migliaia di annunci ancora presenti negli stadi, sulle maniche delle maglie e nei media, rimuovere i loghi solo dalla parte frontale è già solo un gesto simbolico. L’unica vera soluzione è che il Governo (inglese, nda) intervenga per porre fine a tutte le forme di pubblicità sul gioco d’azzardo nel calcio.”
Attualmente, il gioco d’azzardo è molto presente nel calcio “pro”, con pubblicità in tv e cartelloni dominati dal settore. Una ricerca del 2023 ha scoperto che i loghi delle scommesse compaiono fino a 3.500 volte durante una singola partita trasmessa in tv. Anche se il divieto sulla parte frontale delle maglie avesse l’effetto desiderato, il legame tra calcio e industria delle scommesse continuerebbe.

