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Stadi – Al via il progetto del nuovo impianto dell’Udinese calcio

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a convenzione per l’usufrutto dello stadio, che dà il la all’inizio dei lavori per il nuovo impianto, toglie di fatto attenzione a Udinese-Bologna. La Gazzetta dello Sport mette in risalto maggiormente questo aspetto che la partita. «È una giornata storica per tutto il Friuli e per me, personalmente, rappresenta la fine di una “via crucis” durata dieci anni e che ci porterà a realizzare un impianto moderno ed efficiente per il calcio, ma che sarà aperto a tutti, sette giorni su sette», le parole riportare da Pozzo. Al quale si chiede come sia riuscito nell’impresa.

Come sarà il nuovo Friuli?
«All’inglese, 25 mila posti tutti al coperto, riscaldato, con ogni comfort, ristoranti, sky box. E altri 18 mila metri quadrati di spazi liberi che possiamo destinare ad altre attività per far vivere l’area tutta la settimana».
Costo?
«La spesa di partenza è 26 milioni circa, che compensa il valore del suolo. Più gli altri investimenti che faremo in quei 18 mila metri. E la gestione virtuosa di questi anni ci ha aiutato allo sviluppo di questo piano industriale».
Quando cominciamo i lavori di ristrutturazione?
«A maggio. E in un anno facciamo tutto. Soffriremo un po’ nella stagione 2013-14, ma da lì in avanti per 100 anni abbiamo finito di lottare».
Nel frattempo si continuerà a giocare al Friuli?
«Sì, sempre, con una capienza di 13-14 mila spettatori».
L’Udinese entra in una nuova dimensione.
«Diciamo che, se non l’avessimo fatto, in 5-10 anni avremmo perso gran parte del nostro patrimonio di tifosi. Era un’operazione indispensabile: la tv presenta un prodotto sempre migliore, se lo stadio non è confortevole il tifoso resta sul divano, che costa meno ed è più comodo».
Nuove ambizioni?
«Il nuovo stadio porterà nuove risorse, ingaggi migliori, contratti più lunghi. Ma ci sarà sempre il giocatore che vuole andare in una big. A meno che non faccia una scelta di vita come è successo a Di Natale, Domizzi o Pinzi».
Senza pista di atletica, lo stadio sarà più caldo.
«La componente emotiva, nel calcio, è fondamentale e avere a disposizione un catino bollente, perché sono sicuro che il numero medio degli spettatori verrà incrementato, moltiplicherà il calore percepito in campo dai nostri giocatori e ci aiuterà a fare sempre più punti in casa».
Come è nato l’accordo?
«Ora lo consideriamo l’uovo di Colombo, ma abbiamo lottato dieci anni. La domanda era: come fa il Comune a regalare lo stadio? Ma lo stadio in questi anni è costato cifre importanti, altri 3 milioni solo pochi giorni fa, ed era comunque obsoleto. Il Comune si libera di un onere che non produceva, per noi diventa un’opportunità».
Lo sfruttamento del diritto di superficie può essere un esempio per altri?
«È di certo un’idea innovativa che può essere applicata in molte altre realtà in cui ci siano stadi obsoleti, che non vengono mantenuti. Potrebbero essere affidati alle società sportive. Lo abbiamo fatto noi, altri non potranno sottrarsi».
Quanto conta aver avuto un interlocutore politico disponibile come il sindaco Furio Honsell? Altrove le istituzioni non sono così «ricettive».
«È stato determinante, eccezionale. Mai trovato in 27 anni di presidenza un sindaco così collaborativo. Ha ragionato da manager, ha saputo coinvolgere e motivare tutti i dirigenti. Ha compiuto un miracolo burocratico. Honsell è in carica da 5 anni, significa che gli altri prima di lui hanno sparecchiato. Di progetti ne abbiamo presentati tanti: a parole tutti disponibili, poi però nessuno ha fatto niente».

fonti: La Gazzetta dello Sport ed Udineseblog.it

Eppure qualcosa si muove nel calcio italiani, soprattutto se parliamo di impiantistica sportiva. L’Udinese sarà il secondo club italiano a dotarsi di uno stadio confortevole. I lavori del nuovo “Friuli” partiranno a maggio. Questa mattina La Gazzetta dello Sport ha riportato una interessante intervista al patron Pozzo, riportata integralmente dal portale di riferimento dei bianconeri: Udineseblog.it 

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