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Tennis italiano: da sport di nicchia a motore economico da 8 miliardi di euro.

(di Davide Pollastri) – Il tennis in Italia non è più un fenomeno elitario, ma una realtà sportiva ed economica di primo piano. Con oltre un milione di tesserati, più di 6,5 milioni di praticanti e un impatto complessivo superiore agli 8 miliardi di euro, il sistema costruito attorno alla racchetta si colloca ormai stabilmente come secondo sport nazionale, sia per diffusione sia per valore generato.

L’interesse degli italiani nei confronti del tennis è ai massimi storici. Il boom risponde a quello che Aldo Grasso — critico televisivo del Corriere della Sera — chiama “Effetto Azzurra”. Con questo termine, Grasso si riferisce a quell’entusiasmo travolgente che travolse l’Italia nel 1983, quando l’imbarcazione Azzurra iniziò a vincere durante l’America’s Cup: «Perdemmo tutti la testa, improvvisandoci un Paese di esperti di vela». Un fenomeno che, secondo Grasso, si ripete in qualunque sport (ad eccezione di calcio e ciclismo, che godono di un seguito costante e consolidato). È accaduto con Alberto Tomba, che ha fatto scoprire agli italiani la passione per lo sci, con Valentino Rossi, che ha trasformato il motociclismo in uno spettacolo di massa, e persino con il curling, quando Stefania Constantini ed Amos Mosaner vinsero l’Oro a Pechino 2022 e ai Mondiali 2025.

«La vittoria di un nostro atleta ha un effetto trainante fortissimo», spiega Grasso, sottolineando come gli italiani si sentano in dovere di seguire e sostenere il campione di turno davanti alla tv. E aggiunge, con una punta di ironia: «Parliamoci chiaro, gli italiani non sono sportivi, sono tifosi».

L’effetto campioni: Sinner e Paolini trascinano il movimento

La crescita esponenziale del tennis in Italia trova un forte traino nei risultati dei protagonisti in campo. Jannik Sinner, attuale numero uno del ranking mondiale, ha già conquistato 20 titoli del circuito maggiore, tra cui quattro prove del Grande Slam, quattro Masters 1000 e le ATP Finals. Con la nazionale ha contribuito al ritorno della Coppa Davis in Italia, centrato nel 2023 e confermato nel 2024.

Sul versante femminile, è Jasmine Paolini a rappresentare l’eccellenza italiana: tre titoli WTA in singolare — tra cui spicca il successo agli Internazionali d’Italia 2025 —, due finali Slam (Roland Garros e Wimbledon) nel 2024, una Billie Jean King Cup e una carriera di alto profilo anche nel doppio, dove vanta complessivamente nove titoli nel circuito maggiore, tra cui il Roland Garros 2025 e la storica medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 conquistati insieme a un’altra leggenda del tennis azzurro: Sara Errani (una delle migliori tenniste italiane di sempre e tra le più forti e titolate doppiste dell’era Open).

Questi risultati hanno avuto un impatto diretto sull’attenzione mediatica e sul coinvolgimento di nuove fasce di pubblico, contribuendo a trasformare l’immagine del tennis in disciplina popolare e intergenerazionale.

Una federazione modello

La Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) ha saputo capitalizzare questa spinta. Sotto la presidenza di Angelo Binaghi, in carica dal 2001, la governance federale ha puntato su trasparenza, digitalizzazione e autonomia economica. Nel 2024 il bilancio ha superato i 200 milioni di euro, con appena il 7% delle entrate derivanti da fondi pubblici. La base associativa, passata da poco più di 100mila iscritti a inizio millennio a oltre 1,15 milioni, ha consolidato un modello autosufficiente e in costante crescita.

La rete dei circoli affiliati conta oggi oltre 4.000 strutture, con più di 9.000 campi da tennis e quasi 5.000 da padel, distribuiti in modo equilibrato sul territorio. La sola attività agonistica organizzata nel 2024 ha coinvolto più di 500mila giocatori tra tornei individuali e campionati a squadre.

L’impatto economico e sociale

Secondo il Report Tennis e Padel 2024, l’impatto complessivo del comparto è pari a 8,1 miliardi di euro, di cui 4,2 miliardi di spesa diretta, 1,6 miliardi di indotto e 2,3 miliardi di ricadute collegate al reddito dei lavoratori del settore. La voce più consistente riguarda infrastrutture e servizi professionali, seguita dagli eventi internazionali, che da soli valgono il 16% del totale.

Non meno rilevante la dimensione sociale: ogni euro investito nel tennis genera in media 4,6 euro di benefici per la collettività, tra risparmio sanitario e incremento di produttività. Il tennis all’aperto registra il ritorno più elevato con un indice di 5,3, superiore a quello di altre discipline sportive.

Italia hub internazionale del tennis

Oltre alla crescita domestica, l’Italia si è affermata come centro nevralgico dell’organizzazione tennistica mondiale. Ospiterà fino al 2030 le ATP Finals, ha consolidato gli Internazionali di Roma e si è aggiudicata la fase finale della Coppa Davis fino al 2027. Le sole Finals hanno prodotto un impatto di oltre 500 milioni di euro, mentre per l’edizione 2025 è già stata registrata una prevendita superiore del 50% rispetto all’anno precedente, con un obiettivo dichiarato di un miliardo di euro di ricadute economiche.

Un settore in consolidamento

Il boom del tennis italiano è quindi il risultato di una duplice dinamica: i successi di una generazione di atleti di livello mondiale e la solidità di un sistema federale capace di intercettare e gestire la crescita. Un modello che ha permesso a tennis e padel di diventare, insieme, un vero e proprio motore economico e sociale per il Paese, con prospettive di ulteriore espansione nei prossimi anni.

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Redazione

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