Tempi Supplementari – Vince Malagò: ribaltone al CONI

“Cene delle beffe”,  riesumiamo la definizione della Gazzetta dello Sport di un pò di tempo fa. “Beffe” che mal si coniugano con l’esrcizio della democrazia. Ne sono allergici, però, i frequentatori dei corridoi dei passi perduti del Palazzo Acca del Foro Italico. Altroché  gli “in poll” (i sondaggi pre voto), che da mesi registravano un  pronostico a senso unico a favore di Pagnozzi. Dodici di quei presunti sostenitori, ad esempio, quasi tutti presidenti federali, erano mascherati. Complimenti, ci avete accecati con i vostri coriandoli.
Complimenti (sinceri e sentiti, stavolta) a Malagò, al vicepresidente vicario Franco Chimenti, al segretario generale designato Roberto Fabbricini, ad Alessandra Sensini, a Josefa Idem, a Marcello Marchini e a Daniele Masala. Componenti-cardine dei supporter di Malgò. Stimolati da “coraggio e amibizione” dello stesso Malagò, che aveva ragione quando affermava “39 voti e anche di più, già ce li ho”. Non era facile credergli sulla parola, anche per quell’elenco di presunti sostenitori di Pagnozzi molto nutrito. <Sono partito da zero>, confessa Malagò. Non è vero, ventiquattro voti in dote glieli ha portati  Chimenti e su quelli ha edificato il suo successo “porta a porta”.
Ora, però, bisogna governare, con un Consiglio Nazionale che nel voto s’è diviso quasi a metà e con una  Giunta Nazionale, cioè il governo olimpico, tutt’altro che  monolitica. Non parliamo, ovviamente, dei tre componenti del CIO (Carraro, Cinquanta e Pescante), benché Mario Pescante sia decisamente “pro” Malagò. Non tutti i componenti di Giunta indossano la maglia del Circolo Canottieri Aniene. Se non ricordiamo male, il presidente del calcio Giancarlo Abete, quello del nuoto Paolo Barelli, tanto per fare i nomi di due presidenti di peso (lasciando fuori il rettore dell’Università del Foro Italico, Fabio Pigozzi, il leader del Csi Massimo Achini e l’atleta Fiona May),  erano nella  lista Pagnozzi, ma hanno buone risorse personali. “Il calcio non lo vorrei nella mia Giunta”, aveva detto  Malagò, che, però, ieri s’è riposizionato:”Sono amico ed estimatore  di Abete”. Il calcio è il calcio.

Menzione a parte per la  vicepresidenza del Coni a Giorgio Scarso, senza nulla togliere al dirigente: è un riconoscimento alla scherma, che rappresenta la disciplina record in medaglie. Anche se Malagò è meno soggetto di Pagnozzi all’Italia del G10 olimpico. Più interessato, l’ha detto  in conferenza stampa, “allo sport nella scuola”. E nelle carte fondamentali dello sport, Malagò ha già fatto la scelta di cambiare il terzo grado di giudizio sportivo: “non più uno scontificio”, ma una Cassazione, che giudichi la legittimità delle decisioni prese. Soldi dai privati e una diversa politica degli impianti. Un altro punto qualificante del nuovo Coni.
Nel programma del persidente eletto sono da chiarire meglio due punti nodali: il rapporto tra Coni e Coni Servizi SpA e l’anti-doping. Della Coni Servizi l’ex presidente Gianni Petrucci ne resterà a capo fino a metà 2014 e Lello Pagnozzi ne sarà l’amministratore delegato nell’identico periodo. Dovranno trovare una sintonia col nuovo look. E, ancora, nel combattere il doping,  Malagò è stato rassicurante, ma generico, citando come referente l’agenzia mondiale Wada e l’auspicio che “l’antidoping viaggi veloce come il doping”.
Passiamo a  tre annotazioni. La prima, riguarda l’importante presenza record di ben tre donne nel governo del Coni, con le due elette tra gli atleti, Alessandra Sensini (vela) e Fiona May (atletica), e la tecnico Valentina Turisini (tiro a segno). Era ora. La seconda è la certezza a posteriori che abbia contato la voglia di rinnovamento, anche se il passato (non tutto) è da rottamare. La terza annotazione, Sporteconomy l’ha posta come domanda al presidente Malagò: Ministero dello Sport sì o no? Malagò ha risposto in maniera diplomatica (rievocando ministeri vigilanti del passato). Pierluigi Bersani, tanto per fare il nome del leader del Pd in testa ai sondaggi (per quel che contano), è stato più preciso: vuole un ministero vero e che il Coni si occupi essenzialmente di sport olimpico e di vertice. Presidente Malagò, un’altra gara a ostacoli, o no?
Finalino: Luca Pancalli (CIP), corteggiato sia da Pagnozzi, di cui era un fervente discepolo, sia dall’avversario Malagò, appariva, fino a pochi giorni fa, come il vero vincitore morale. Oggi (forse) è il vero sconfitto, ad eccezione di Pagnozzi. Secondo noi, per quanto ha fatto e per ciò che rappresenta come dirigente (tra l’altro molto giovane), non merita certo di essere immolato (per troppo tempo) in base ai conti di bottega. Ma c’è tempo per “pacificare”. 

(di Gianni Bondini) – Giovanni Malagò è il sesto presidente del Coni, eletto dal dopoguerra ad oggi. Ha scavalcato Lello Pagnozzi con 40 voti contrro 35 (una scheda nulla). Un imprevedibile ribaltone. Tranne per il nuovo vicepersidente vicario, Franco Chimenti, che aveva previsto tutto nei suoi “appunti” cartacei (gelosamente custoditi). Alla faccia dei posti a tavolo nei rispettivi ristoranti, alla vigilia, negli hotel Majestic e Parco dei Principi, che davano 15 a 40 il numero dei commensali a favore di Pagnozzi. 

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Marcel Vulpis

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