Tempi Supplementari – CONI: Il nuovo assetto della giustizia sportiva sotto l’albero di Natale
Il presidente Giovanni Malagò è di parola, seppure con un certo ritardo. Sia rispetto al suo programma elettorale vincente di marzo sia sulla specifica relazione di aprile del capo del calcio Giancarlo Abete.
Non c’è problema, basta fare le cose per bene. A cominciare dal cambiamento del nome dell’organo di giustizia centrale del Coni. Via la parola “arbitrato”, che ha generato il taglio sconcertante di molte sanzioni erogate dagli organi di giustizia federali.
Perché scandalizzarsi, quando si parla di “arbitrato”, anche se preceduto dal termine “Tribunale”, che altro ti devi aspettare? Non è certo responsabilità ideologica del già presidente del Consiglio di Stato, Roberto de Roberto, né, tra gli altri, degli autorevoli esperti, quali l’alto magistrato Giancarlo Armati, il professor Guido Calvi e i navigati avvocati Guido Cecinelli e Marcello de Luca Tamajo. Dovevano limare il rigore delle corti federali e l’hanno fatto.
Il problema è a monte. L’arbitrato (ci scusino i puristi del diritto), in pratica: è la soluzione di una controversia che le parti delegano, d’accordo, tra loro, a un collegio o a una persona. Quando si parla di “accordo” si può scontare un po’ troppo.
Di sconcertante, semmai, è stato far passare come “giudizio supremo” una “transazione”. Il Coni può istituire l’arbitrato, se le parti si vogliono accordare, ma l’Ente che gestisce e controlla lo sport “comunque e da chiunque fatto”, deve avere la sua Cassazione. Chiamatela Corte Suprema dello Sport o come volete. E quando la Cassazione ha “sancito” non si possono cercare sconti e accordi di nessun genere. Se, invece, intervenisse l’arbitrato, il caso non finirebbe alla Corte Suprema: si sono accordati e amen.
Un’accortezza, presidente Malagò: a presiedere e a comporre un collegio di ultimo giudizio, sarebbe il caso di non chiamare degli avvocati, seppure prestigiosi patrocinatori in Cassazione e/o docenti di diritto. L’esperienza di avvocato (è di trovare la soluzione migliore per il cliente). Anche l’accordo fa parte di questo “metodo”. Serve un “giudizio, quindi largo ai magistrati emeriti o ai doecnti di diritto non avvocati.
Perciò ben vengano al Coni il presidente emerito del Consiglio di Stato Pasquale de Lise, che nel calcio ne ha vissute di tutti i colori, e/o il professor Giulio Napolitano, non perché è il figlio cadetto del capo dello Stato, ma perché pure lui è un giurista dello sport di lungo corso. E, allora, buon Natale e giustizia per tutti.
(di Gianni Bondini) – Lo “Scontificio”, ovvero il Tribunale nazionale di arbitrato dello sport (Tnas), o almeno così come lo amano definire gli addetti ai lavori, non vedrà il panettone. IL 18 e il 19 dicembre sono convocati, rispettivamente la Giunta e il Consiglio Nazionale del Coni per dare il via alla riforma della giustizia sportiva.

