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Stadi italiani: Allianz Stadium tra le poche eccellenze in un quadro di strutture non sempre adeguate.

(di Davide Pollastri) – Nel panorama degli stadi nostrani, segnato da ritardi, cantieri fermi e progetti incompleti, emergono poche, pochissime eccellenze, tra le quali lo stadio di proprietà della Juventus — unico in Italia a rispettare i 130 requisiti richiesti dall’UEFA per Euro 2032 —, il Bluenergy Stadium di Udine, la New Balance Arena di Bergamo e il Benito Stirpe di Frosinone (questi ultimi tre, però, esclusi dal lotto degli impianti candidati a ospitare il campionato europeo di calcio)

Nel desolante scenario degli stadi italiani, l’Allianz Stadium di Torino si conferma un’eccezione. Il recente restyling, parte di un progetto più ampio avviato dalla Juventus per ampliare le funzioni del proprio impianto e rafforzarne l’immagine internazionale, ha completato interventi mirati a incrementare capacità e servizi, collocando l’arena bianconera tra le realtà più complete e funzionali d’Europa.

I lavori

Durante la pausa estiva, le panchine — fino alla scorsa stagione incastonate in tribuna — sono state spostate a bordocampo, liberando spazio per 80 posti premium. A questi se ne aggiungono altri 102 ricavati dalla razionalizzazione e dal recupero di spazi in diversi settori dello stadio. In totale sono 182 i nuovi posti a sedere, per una capacità che ora sfiora i 42 mila spettatori. L’obiettivo della Juventus Football Club è chiaro: aumentare la capienza, diversificare le fonti di ricavo e posizionare lo Stadium tra i pochi impianti italiani realmente competitivi sullo scenario internazionale.

Oltre il calcio

Dopo la Kings League World Cup Nations e la prossima sfida del Sei Nazioni tra Italia e Sudafrica, lo Stadium ospiterà nel giugno 2026 il primo concerto della sua storia, con Eros Ramazzotti, grande tifoso bianconero, che chiuderà il proprio tour mondiale propria nella casa della sua squadra del cuore. Un segnale evidente di apertura a nuovi format e pubblici, sul modello degli stadi di Premier League e Liga.

Verso Euro 2032

Lo stadio della Juventus è, al momento, l’unico impianto italiano a soddisfare i 130 requisiti richiesti dalla UEFA — che variano in base alla capienza degli impianti e non riguardano solo la struttura stessa ma anche quelli legati all’accessibilità, alla logistica, ai mezzi di trasporto — per poter ospitare le partite della rassegna continentale che poco meno di due anni fa il Comitato Esecutivo ha assegnato a Italia e Turchia. Un primato rilevante, soprattutto se confrontato con la realtà degli altri impianti nostrani dove tutto procede a rilento tra progetti incompleti, cantieri da avviare e strutture che necessitano di interventi radicali.

In questo contesto, risultano indicative le parole del presidente della UEFA, Aleksander Čeferin, che, a margine del match di Supercoppa tra PSG e Tottenham disputato a Udine, ha definito gli stadi italiani “terribili”.

Da Milano a Palermo, il calcio italiano sconta un ritardo trentennale sugli stadi e rischia di perderne altrettanti.

In Italia cambiano governi e amministrazioni, nel calcio si alternano proprietà e dirigenze. Ma l’incapacità di dotarsi di impianti sportivi all’altezza degli standard moderni resta immutata, impantanata in una serie di problematiche che si trascinano da decenni.

A Milano, San Siro è il simbolo di questo stallo. L’iconico Meazza, nonostante il suo fascino, non soddisfa i requisiti UEFA: dai servizi igienici alle aree hospitality, fino all’accessibilità, tutto denuncia un’obsolescenza che la “riverniciata” per le Olimpiadi invernali 2026 non può risolvere. Comune, Inter e Milan sono uniti nel puntare a un nuovo stadio accanto all’attuale, con una decisione politica attesa per settembre 2025. Se arriverà il via libera, servirà una corsa contro il tempo per finanziare e completare il progetto, con l’ambizione di ospitare persino la finale di Euro 2032.

A Roma, l’Olimpico porta il peso dell’esperienza di Euro 2021, ma non è immune da sfide. Servono interventi rilevanti per allinearlo agli standard UEFA, e Sport e Salute ha promesso investimenti consistenti per garantirne la candidatura. Parallelamente, la Roma guarda al futuro, con il progetto di un nuovo stadio a Pietralata in fase avanzata. L’arrivo di un commissario potrebbe accelerare i tempi, ma la UEFA chiede garanzie finanziarie per dare il via libera.

Firenze si muove con decisione, ma lo Stadio Franchi è ancora un cantiere, con i lavori avviati nonostante i vincoli della Sovrintendenza. I nodi finanziari sono stati sciolti, e la città si candida con forza per Euro 2032, anche se alcuni passaggi tecnici restano da completare. Non altrettanto rosea la situazione a Bologna, dove il progetto per il Dall’Ara si è inceppato: i costi sono lievitati, manca un partner finanziario, e l’assenza di supporto governativo ha fatto perdere terreno alla città.

A Napoli, lo Stadio Diego Armando Maradona è un rebus. La ristrutturazione proposta dal sindaco Manfredi non convince, incapace di risolvere i problemi strutturali. Il presidente De Laurentiis spinge per un nuovo impianto a Poggioreale, un progetto che va oltre il calcio, mirando a rigenerare un’area dismessa. Senza questa svolta, Napoli rischia l’esclusione, con poche speranze che un commissario possa salvare un restyling insufficiente.

A Cagliari qualcosa si muove. Dopo anni di ritardi burocratici, il club sardo ha presentato un progetto definitivo per un nuovo stadio da 30.000 posti, con costi superiori ai 200 milioni di euro. In attesa dei prossimi passaggi amministrativi, l’isola si candida con determinazione per un posto al sole di Euro 2032.

Genova, invece, resta indietro. Lo Stadio Ferraris gode della volontà politica del Comune, ma senza un piano concreto le tempistiche UEFA appaiono proibitive. Ancora più fuori gioco Verona, dove il Bentegodi è fermo dopo un’asta deserta a marzo 2025, senza prospettive per un rilancio.

A Bari, il San Nicola torna in corsa. Il Comune sta lavorando a un piano di fattibilità, coinvolgendo Renzo Piano per ridare vita all’“Astronave” di Italia ’90. L’accelerazione amministrativa recente tiene viva la speranza, ma serve concretezza per soddisfare la UEFA.

Chiude Palermo, possibile sorpresa del Sud. Il City Football Group, proprietario del club rosanero, è pronto a investire sul Barbera per renderlo idoneo a Euro 2032. I nodi burocratici e i rapporti con il Comune pesano, ma un commissario potrebbe sbloccare la situazione. Se Napoli e Bari dovessero fallire, Palermo potrebbe diventare la chiave per garantire una rappresentanza meridionale.

Il conto alla rovescia è ormai iniziato

Entro luglio 2026 i progetti dovranno essere non solo approvati ma anche integralmente finanziati. La situazione mette in luce, ancora una volta, il divario infrastrutturale che separa il nostro Paese dal resto d’Europa, rendendo indispensabile un’accelerazione decisa per non compromettere la credibilità e la capacità organizzativa del calcio italiano su scala internazionale.

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