Serie A - Serie B

Sporteconomy sul new deal di Berlusconi (Tuttomercatoweb.com)


“Nuovi investitori? Magari”. Poche parole, ma che suonano come una rivoluzione, quelle proferite dal presidente del Milan, Silvio Berlusconi, sulle frequenze di Milan Channel. Marcel Vulpis, direttore diSporteconomy, le ha commentate in esclusiva per Tuttomercatoweb.com, partendo dal discorso relativo alla fiscalità e sugli investitori arabi e russi che, ad oggi, latitano nel Belpaese. “Il nostro regime è tra il 43 ed il 46%, siamo equiparati agli altri paesi in quanto a fiscalità. In Francia, semmai, il discorso è diverso: la proposta di Hollande è quella di portarla al 75% e la strada sembra già intrapresa. La crisi coinvolge tutti, gli stati stanno cercando di far cassa ed il calcio è un boccone ghiotto. Berlusconi ha capito questo, ovvero che anche il calcio è nel pieno del momento economico mondiale”.
Da qui, l’apertura a nuovi investitori.
“Non è sbagliato far entrare investitori sani, se c’è dietro un progetto di sviluppo e di rilancio. I club non devono esser visti come dei Minas Tirith. Le società devono diventare public companies, dove coinvolgere anche tifosi negli investimenti. Lo fanno già Real e Barça, dove i sostenitori concorrono alle scelte del club, guidati da management sani. Un altro 15-20%, come per i tifosi, potrebbe esser rappresentato da investitori stranieri, magari da Arabia e Russia, dove stanno girando capitali importanti”.
La domanda che tutti si fanno è: perché in Inghilterra ed in Francia sì ed in Italia no?
“L’investitore entra in un club di calcio se lì vede un business. I club italiani devono capire se il modello attuale è di vero business o rappresenta ancora un modello gestionale basato sulla costruzione dell’immagine del presidente di turno. Se il calcio non può restare più solo un ‘giocattolo'”.
Scendiamo nello specifico: il Milan e gli imprenditori dall’estero.
“Il Milan è la società che, più di ogni altra, ha la possibilità di guardare al moderno ed al futuro, ad un calcio ‘laboratorio’ imprenditoriale”.
Però il dubbio non è risolto: in Francia sono arrivati gli sceicchi, mentre da noi…
“All’estero il sistema politico va in concerto col calcio. Al-Thani, lo sceicco del PSG, è stato portato a Parigi da Sarkozy, l’ex Presidente della Francia. Negli Emirati Arabi, all’ambasciata di Abu-Dhabi, prima dell’arrivo di Prodi, mai nessun premier era andato a trovare l’Emiro. Negli Emirati non siamo considerati, veniamo chiamati per le maioliche e per le mozzarelle… Il resto viene comprato attraverso imprese francesi, tedesche, americane. Anche sugli yacht, noi che abbiamo companies di alto profilo, vogliono l’extra-extralusso, un prodotto che non facciamo. Non c’è un capitalismo d’impresa, ma solo legato a filo doppio al mondo politico. Non c’è economia libera di mercato, ma chiusa. Non siamo aperti a livello economico ed anche a livello di relazioni con l’estero e con gli Emirati”.
Scenario inquietante e che lascia poche speranze.
“Ribadisco: Sarkozy conosce a menadito Al-Thani, mentre lui non conosce i politici italiani. Altro esempio: lo sceicco ha comprato la maison romana di Valentino: 700milioni di euro, più o meno la valutazione di un club come il Manchester United. Questo significa che la voglia di investire anche sull’Italia, dove c’è grande qualità e possibilità d’investimento, esiste. Per il calcio, però, il discorso è ben diverso”.
Anche per il Milan?
“Gli unici due club dove è ora possibile entrare per un rilancio importante sono la Juventus e, prima ancora, il Milan. Quello rossonero è l’unico marchio strutturato per attirare investitori stranieri. Non a caso è entrato il petroliere albanese Rezart Taci, non a caso c’è la Emirates come sponsor. Il Milan è già pronto per gli investitori stranieri, magari arabi. E’ l’Italia ad esser ferma”.


di Marco Conterio – Tuttomercatoweb.com
Previous post

Sport&Affari - Berlusconi: new deal. Il Milan apre ai giovani costruiti in casa.

Next post

Sporteconomy su ILFOGLIO.IT

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis