Serie A - Serie B

Sport&Affari – Calcio italiano, contenitore da 2,5 miliardi di euro

La serie «A» genera l’82% dei ricavi complessivi (circa 2,05 mld, -2% rispetto solo ad un anno fa), la serie Bwin il 14% (era 11% nel campionato 2009/2010), mentre la Lega Pro copre, con il suo movimento di oltre 70 club, il restante 4%. Ancora una volta è un universo guidato dai ricavi da diritti audiovisivi (gestiti nella massima serie centralmente dalla Lega calcio). Il dato medio per società dei ricavi derivanti da sponsorship, advertising e merchandising di serie A sono pari al 22% del business (16,9 mln di euro); ammontano al 12% i ricavi da stadio (9,59 mln), al 53% i ricavi del settore media (41,61 mln), mentre il residuo 13%, legato ad altri ricavi (donazioni, sovvenzioni, contributi di solidarietà e altri ricavi straordinari), vale circa 10,62 mln di euro.

Complessivamente il dato medio per club è di 78 milioni e 824 mila euro. Queste cifre emergono dalla seconda analisi statistico-economica sullo stato di salute del football tricolore presentata ieri a Roma; un’indagine economico–fi nanziaria («Report Calcio 2012») sui bilanci dei club professionistici, dalla serie A alla Lega Pro, realizzata dal centro studi della Federcalcio con la consulenza di Agenzia ricerche e legislazione e di PricewaterhouseCoopers.

I ricavi da stadio, punto dolente del nostro sistema, rappresentano la leva più debole dei ricavi potenziali delle società professionistiche. L’adozione della tessera del tifoso non ha certamente aiutato i soggetti coinvolti, anche se nella prossima stagione è in arrivo il restyling dell’intero progetto (Milan e Inter contano da sole più di 700 mila tessere, perché proposte come carte fedeltà e servizi). La contrazione dei ricavi da ingresso stadio del calcio professionistico italiano nel 2010-2011 è stato di 22,4 milioni di euro (253 mln contro 275,5 mln) pari a circa l’8,2% del giro d’affari. Mentre in Inghilterra e Germania questa stessa voce supera il 23% sul totale delle revenue, addirittura in Spagna raggiunge il tetto del 30%, grazie anche allo sviluppo commerciale delle arene sportive. I principali impianti infatti puntano sulla presenza di corner e negozi, come nel caso di Barcellona, Madrid, Valencia e Siviglia, che riescono a vivere anche nei cosiddetti no-match day (i giorni in cui non si disputano le partite uffi ciali) e non a caso presentano modelli di azionariato popolare (fondati sulla fi delizzazione del tifoso) di diffi cile applicazione nel mercato/ ordinamento giuridico-sportivo italiano.

Il «Report Calcio» della Figc ha messo a confronto anche i numeri delle diverse leghe calcio europee. I ricavi complessivi del football continentale ammontano nel 2010 a 17,9 miliardi di euro: 734 club partecipanti alle 53 top division europee per 12,8 miliardi di euro; società di seconda e terza divisione per 3 miliardi di euro e ricavi netti di Fifa, Uefa e Federazioni nazionali per 2,1 miliardi di euro.

l giro d’affari del calcio italiano ha superato, nella stagione 2010/11, il tetto dei 2,5 miliardi di euro (-1,2% rispetto alla stagione precedente). Il costo della produzione del calcio tricolore è vicino però ai 2,9 miliardi di euro, in aumento dell’1,5%. La perdita netta prodotta dal nostro sistema professionistico è stato pari a 428 milioni di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+80.9 mln euro, per un dato percentuale vicino al 23,2%); in totale rappresenta il 35% delle perdite di tutti i campionati europei.

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Marcel Vulpis

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