Spareggi Italia: Quando l’onore fa rima con storia.
(di Carmelo Pennisi)* – Il destino del nostro calcio probabilmente passerà interamente attraverso le isole dove regna la corona di Carlo III (è quasi impossibile che la Bosnia possa passare contro il Galles), e sarà bene prepararsi in primo luogo mentalmente allo scontro, perchè battere nordirlandesi e gallesi non è mai una impresa facile. Sono abituati per “cultura” alla battaglia e nel loro vocabolario non esiste la parola paura o reverenza: si batterano come fossero all’ultimo giorno della loro vita. Sono fatti così, è la loro constituents esistenziale. E noi? E’ la fragilità mentale il nostro attuale principale problema, ovvero il non saper affrontare il ciglio del burrone con l’abilità di starci in equilibrio e non cadere di sotto. Stavolta c’è in gioco qualcosa in più del risultato di una partita di calcio, dobbiamo assolutamente dimostrare che quelle “quattro stelle” sulla maglia azzurra non stanno lì per caso. Ci sono bambini, adolescenti e persino ventenni che non hanno mai provato l’emozione di vedere le maglie azzurre del calcio sfidare il mondo. E’ una attesa che non si può raccontare, è il Paese che quasi si ferma ad attendere il ripetersi di un nuovo miracolo.
L’Italia senza il calcio della sua nazionale è come se perdesse il suo sorriso e la sua voglia di sperare. Siamo nelle mani di Gennaro Gattuso, il ragazzo di Calabria che quella parte dura e determinata del Regno Unito la conosce fin troppo bene, avendoci trovato persino la compagna della sua vita a Glasgow (in Scozia). Rispettare tutti, ma non dimenticare mai che noi siamo l’Italia, e sappiamo giocare a calcio sin da quando Dio ha ideato la nostra penisola. Il calcio è il nostro sport e parte della nostra identità culturale, e stavolta non possiamo proprio fallire. Gattuso ricordi ai suoi giocatori che un certo Roberto Baggio rischio’ di non camminare più pur di essere in campo con la Nazionale, e che le urla di dolore di Gigi Riva, del grandissimo “Rombo di Tuono”, per la frattura del perone e per il distacco dei legamenti ancora si sentono sia in Austria che in Portogallo. Il ragazzo di Calabria è stato campione del mondo nel 2006, e certamente ricorda Roma completamente bloccata per voler festeggiare il ritorno della nazionale in Patria. Non pretendiamo quei giorni, ma il riscatto del nostro “onore calcistico” quello sì che lo pretendiamo. Siamo l’Italia, che diamine!
- scrittore, giornalista sportivo e sceneggiatore cinematografico.

