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Serie A: poco spazio per follie di mercato. L’idea Messi all’Inter resta un sogno!

Il virus non sta arretrando (1.271 contagi, solo in Italia, nelle ultime 24 ore), ma soprattutto non è ancora sconfitto. Il caldo, come si era immaginato inizialmente, non lo ha fermato e per la riapertura della stagione non è ancora chiaro se il pubblico tornerà, in tempi brevi, sugli spalti. Condizioni di assoluta incertezza, che rischiano di generare effetti negativi sul business del calcio.

Nonostante ciò, in queste ore sono sempre più frequenti i rumour di fantasiosi colpi di mercato, a partire da quello più suggestivo: lo sbarco di Leo Messi (dopo le ultime delusioni in Champions) a Milano alla “corte” dell’Inter.

Probabilmente non è chiara, tra gli addetti ai lavori, la “fotografia” dello stato di salute del calcio italiano (in tempi di Covid-19). Il giro d’affari delle tre leghe professionistiche (Serie A, B e C), nel 2018-19, ha toccato i 3,8 miliardi di euro (a fronte di costi complessivi per 4,1 miliardi).

Sono numeri importanti, ma tre “voci” di entrate (diritti tv, sponsorizzazioni e botteghino) potrebbero, nei prossimi 12 mesi, subire forti contrazioni o ridimensionamenti.

La Lega calcio sta iniziando ad analizzare le offerte dei fondi (il primo ad aver avviato una trattativa esclusiva è CVC Capital Partners). L’ingresso nel capitale potrebbe modificare gli assetti della “Confindustria del pallone”, determinando nuove modalità di vendita dei diritti audiovisivi (in Italia e sui mercati esteri). Uno scenario assolutamente nuovo per i 20 club della prima divisione, ma soprattutto restano molte criticità all’orizzonte (nel confronto storico con i broadcaster tv).

Capitolo sponsor. Diversi marchi continuano ad investire sul calcio italiano, ma, più in generale, c’è il timore che gli stadi chiusi, possano determinare la riduzione dei valori contrattuali o portare a compensazioni in negativo al termine della stagione.

Le sponsorizzazioni pesano per 1,3 miliardi di euro e sono strettamente collegate alla presenza del pubblico negli stadi. Il “botteghino”, in Serie A, genera introiti per 400 milioni (più del 10% del valore della produzione della massima serie tricolore).

E’ bene sottolineare come la Serie A fosse in una situazione ipertrofica ancora prima dell’esplosione della pandemia. Negli ultimi anni, infatti, molti bilanci dei club sono stati riequilibrati attraverso la pratica delle plusvalenze (nel 2018/19 questa voce ha pesato per 800 milioni di euro).

L’emergenza Covid rischia di modificare radicalmente il mercato delle compravendite dei calciatori. Anche i club i più titolati, come la Juventus, saranno costretti ad alleggerire i costi gestionali, ma la crisi economica, presente in tutta Europa, porterà le società a fortificarsi in casa, sotto il profilo della sostenibilità, prima di aprirsi all’esterno (replicando operazioni incrociate di plusvalenze, come avvenuto nel passato).

La Juventus, nel 2018/19, ha presentato un fatturato di oltre 621 milioni di euro, ma in perdita per 40 milioni. Se si considera il 1° semestre dell’esercizio 2019/20, il “rosso” ha raggiunto i 50,3 milioni (in controtendenza rispetto all’utile dell’analogo periodo del 2018/19). Alla luce di questi dati, la dirigenza bianconera si troverà obbligata ad alleggerire i costi gestionali (circa 274 milioni). Anche in casa Juventus sono a rischio le attività di compravendita, che hanno generato i flussi finanziari più interessanti: 157,18 milioni (2018/19), con +54,78 milioni rispetto alla stagione precedente.

Come precedentemente sottolineato, anche altri top club europei dovranno affrontare problematiche similari e solo la presenza di proprietà solide consentirà di superare indenni la prossima stagione calcistica.

I nodi di Friedkin. Cessioni obbligate anche in casa AS Roma. Il livello di indebitamento ha raggiunto nel complesso i 400 milioni di euro. Il club di Trigoria deve trovare un punto di equilibrio tra il potenziamento del progetto sportivo e la necessità di operare cessioni per riequilibrare i conti. L’attenzione di Friedkin è distolta, in questo momento, da tre diverse “partite”: sciogliere il nodo dell’Opa residuale (cercando di non diventare ostaggio di potenziali manovre speculative), l’aumento di capitale per 85 milioni di euro e la ristrutturazione/azzeramento del debito.

Il tesoretto nerazzurro. L’Inter, infine, torna da Colonia senza l’ambito trofeo Uefa, ma con in tasca 66 milioni, conquistati tra partecipazioni in Champions ed Europa League. E’ una buona base di partenza per drenare risorse nelle casse societarie, ma, anche in questo caso, l’attenzione alla sostenibilità economica, in chiave fair play finanziario, deve essere al primo posto. L’Uefa analizzerà, caso per caso, i bilanci dei club europei (nel biennio 2020/2021), penalizzando le società poco virtuose sotto il profilo dei conti. Ecco perché l’ipotesi Messi con la maglia nerazzurra rischia di restare semplicemente una bella suggestione estiva come quella impressa, nelle ultime settimane, sul Duomo del capoluogo lombardo.

Suning ha la forza economica per far sognare fino in fondo i tifosi, ma le finanze dei nerazzurri risulterebbero pesantemente compromesse (troppo elevati i costi gestionali da sopportare). L’ultimo bilancio si è chiuso con un risultato record (giro d’affari per 417 milioni di euro), ma anche con una perdita di esercizio di 48,4 milioni. Un’analisi fredda che non consente, per il momento, particolari follie di mercato.

 

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