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Scommesse e calcio: il Ministero dell’Economia contrario alla tassa addizionale dell’1% sugli incassi del betting

Il Ministero dell’Economia (MEF) è contrario all’introduzione di nuova tassa sul betting per sostenere i conti del calcio. Lo apprende Agipronews da fonti di via XX Settembre. I club calcistici, stretti tra crisi post-pandemia e conti sempre più in rosso, avevano chiesto qualche settimana fa al Governo – attraverso una lettera della Lega di Serie A – di imporre un prelievo extra dell’1% sugli incassi lordi delle scommesse.

Se la nuova tassa si riferisse a tutte le puntate su sport, ippica e virtual games, la base imponibile sarebbe imponente – attorno ai 16 miliardi di euro l’anno – e al calcio potrebbero andare quindi 160 milioni di euro (circa un terzo dei 500 incassati ogni anno dal MEF dalle scommesse). Se fosse invece limitata alle sole puntate sul calcio italiano, la cifra scenderebbe ad “appena” 30 milioni l’anno, visto che gli incassi di Serie A, Serie B, Coppa Italia e campionati minori ammontano a poco meno di 3 miliardi l’anno.

La richiesta di aiuto è stata presa in considerazione dal Sottosegretario con delega allo Sport, Valentina Vezzali, che ha annunciato l’apertura di un tavolo tecnico a cui parteciperà anche l’Agenzia delle Dogane nel ruolo di “ufficio tecnico” dei giochi.

Il calcio basa la propria richiesta su numeri rilevanti: per ogni euro ricevuto dal Governo, è scritto nell’ultimo report della Figc, il sistema paese ha ricevuto dal football 17 euro tra tasse e contributi. L’industria delle scommesse, dal canto suo, aveva già dovuto subire il prelievo “salva-sport” – pari allo 0,50% sugli incassi – imposto due anni fa dall’ex Ministro dello sport, Vincenzo Spadafora, per supportare i lavoratori sportivi durante il primo lockdown. La tassa extra – unica nel suo genere durante la pandemia – è costata 90 milioni in 18 mesi al settore betting: 40 nel 2020 e 50 nel 2021. L’eventuale nuova aliquota dell’1% sarebbe una nuova stangata: secondo i calcoli dei tecnici, tassare il movimento equivale a una riduzione del 10%-20% dei ricavi e ad un peggioramento del prodotto offerto agli scommettitori.

I concessionari statali dovrebbero abbassare le quote ed offrire meno vincite ai clienti, a tutto vantaggio, ancora una volta, degli operatori illegali che non devono sottostare a regole e limiti.

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Redazione

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