Rassegna stampa – Il Corsera analizza il progetto del Fair Play di Michel Platini
Corriere della Sera 02/01/2011 MARIO SCONCERTI ed. NAZIONALE p. 49
Fair play finanziario Regola saggia ma inapplicabile
Il calcio in viaggio
C’è una novità importante nel calcio dell’anno nuovo. Cominciano i due anni in cui le gestioni economiche delle società saranno controllate dall’Uefa. Sulla base di quei controlli verranno premiate o punite nelle competizioni della stagione successiva, cioè il 2013-2014. È il famoso fair play finanziario voluto da Platini per cercare di rimettere sotto controllo una situazione che sta sfuggendo di mano. Secondo le cifre fornite dall’Uefa al parlamento europeo nel giugno scorso, i maggiori club europei perdono ogni stagione poco meno di 600 milioni di euro. La regola che comincia oggi dice che si potrà spendere solo quel che si guadagna. E si dovranno rispettare tutte le scadenze di pagamento, debiti compresi. È una regola elementare che nel calcio è regolarmente dimenticata. In parole povere dovremmo avere l’Inter senza i soldi di Moratti o il Milan senza quelli messi da Berlusconi in 25 anni. Per non parlare dei grandi club esteri. La regola è saggia ma secondo me inapplicabile. Spero di sbagliarmi, ma mi pare vada a cancellare esattamente il modo di vivere del calcio. Uno compra, l’altro vende. In senso lato, i meno ricchi vendono quasi sempre e i molto ricchi comprano il meglio che c’è. La dimostrazione viene dalle stesse cifre di Platini. Il 47 per cento delle società europee chiude in perdita, cioè il 53 per cento è attivo. Esattamente metà e metà. Uno vende, l’altro compra. Il problema è un altro. Questo non è puro commercio dove l’artigiano può stare accanto al grande magazzino e viverci anche bene. Questo è sport, è gara. Se uno vende e l’altro compra la gara non c’è più, non c’è mai. Vince per forza chi compra. Va benissimo costringere i ricchi ad avere meno debiti, ma sarebbe utile anche rendere più ricchi quelli che devono sempre vendere. In sostanza, l’importante in una gara è la ridistribuzione delle forze, cioè della ricchezza. L’Uefa paga montepremi altissimi a chi va avanti nelle grandi competizioni europee, ma non dà una lira agli altri. Questo porta il montepremi a essere diviso sempre fra le solite e ad arricchirle sempre più. L’errore dei ricchi sta poi nel pagare stipendi che, senza rimetterci soldi, non potrebbero permettersi nemmeno con tutti i premi dell’Uefa. Ma questo è un errore che aumenta la differenza, non la risolve. Il fatto nuovo sono le televisioni. I soldi di tutto il calcio arrivano da lì. Alle televisioni i soldi arrivano dalla gente. Chi paga per vedere calcio paga uno spettacolo ma anche uno sport, una gara. Alla lunga ha imparato a voler anche partecipare, non solo vedere. Se la gara è sempre fra le solite, lo spettacolo sportivo diventa sempre un po’ più elitario e un po’ meno di tutti. Il fair play finanziario è una regola giusta ma non ridistribuisce niente, ferma la situazione al presente. Premia chi ha più pubblico e un maggior fatturato, chi ha più forza. Non aiuta chi vorrebbe averne. Anzi blocca gli investimenti perché c’è il rischio che diventino debiti. Insomma resteremo al calcio di sempre, uno compra e uno vende. Nella speranza che chi è dalla parte dei perdenti continui sempre a pagare lo spettacolo di tutti. Non so come andrà a finire, di sicuro siamo in un momento molto interessante. Forse stiamo diventando tutti più tecnici, più esperti, più internazionali, un po’ meno tifosi classici. Sono moltissimi ormai quelli che seguono con attenzione i campionati esteri, fino a 10 anni fa senza uno spazio nemmeno sui giornali specializzati. Un po’ più vicini forse agli appassionati di basket che ai vecchi ultrà del calcio. Vedremo come andrà a finire, vedremo noi e vedrà anche Platini. Perché c’è una cosa che nel fair play finanziario non è stata ancora decisa: le sanzioni per chi sgarra. Il regolamento dice che «le società potranno essere punite». Non che lo saranno né tantomeno come. Buon anno a tutti.

