Museo dello Sport di Milano: parlano i Campioni
Si sono schierati in prima linea, ovviamente, le Eccellenze sportive del capoluogo lombardo, gli indiscussi protagonisti del Museo. «È un progetto incredibile, che emoziona e che finalmente dà il giusto valore e ricordo alle nostre imprese, motivo di orgoglio per questa città» commenta il pugile Giacobbe Fragomeni, che in questa città si è laureato Campione del mondo nel 2008 e che venerdì 8 luglio è tornato sul ring a Civitanova Marche per saggiare la forma in vista dell’incontro che lo vedrà battersi contro Silvio Branco nel prossimo autunno.
Gli fanno eco – solo per citarne alcuni – il collega Roberto Cammarelle, i ciclisti Gianni Bugno, Sante Gaiardoni e Gianni Motta, sua Maestà 10.000 m Alberto Cova, i marciatori Ivano Brugnetti e Michele Didoni, la formidabile coppia sui pattini sul ghiaccio Barbara Fusar Poli e Maurizio Margaglio, la tennista Lea Pericoli, gli schermidori Alfredo Rota, Angelo Mazzoni e Diana Bianchedi, capeggiati dal grande e plurimedagliato Edoardo Mangiarotti.
«Pensare che Michele entri nel Museo della sua, della nostra città è una cosa bellissima, di cui sono molto fiera e molto contenta. Per me vivere il ricordo è proiettarlo nel futuro» commenta Nadia Alboreto, moglie dell’indimenticato campione di Formula 1.
Non è solo Milano a farsi sentire. Il Museo dello Sport di Milano, infatti, vuole essere la prima “casa” dei Campioni di una città, un progetto pilota da replicare in altre piazze italiane.
Perché tutto ciò non rimanga un grande sogno si sono attivati numerosi Campioni italiani mondiali e olimpici dell’A.M.O.V.A (Associazione Medaglie d’Oro al Valore Atletico) di oggi e di ieri che hanno scritto al presidente del Museo dello Sport di Milano Onorato Arisi incitandolo a proseguire nell’importante progetto: dal fondista Marco Arbarello al canottiere Giuseppe Abbagnale, dal tuffatore Giorgio Cagnotto al ciclista Mino Denti.
«Stiamo lavorando a questo progetto da quattro anni – precisa Arisi -. Il “congelamento”, come già spiegato, riguarda la riqualificazione dei locali della Piscina Cozzi, che dovrebbero ospitare il Museo. Questo è un progetto per Milano, una città che è sempre stata esempio da seguire in tutti gli sport con i suoi Campioni e le loro vittorie. Il Museo sarà mostra, capace di farsi portavoce, attraverso cimeli e ricordi, di valori come lealtà e di dare ancora un significato a parole importanti quali fatica, allenamento, vittoria, ma anche sconfitta, da coniugare non soltanto nel mondo sportivo. Si parla tanto di questi concetti, ma purtroppo, troppo spesso, rimangono su un pezzo di carta.»
«Il Museo sarà però anche il luogo in cui leggere, grazie a una fornitissima biblioteca, informarsi e giocare su e con lo sport, presso le nostre postazioni interattive; sarà il punto di riferimento di tutte le società delle discipline cosiddette minori della città con lo scopo di unire intenti e professionalità e raggiungere insieme una maggiore e più incisiva forza economica e di comunicazione. Diventerà una vera e propria “città” dello sport per gli sportivi e gli appassionati di sport”.
Le voci sul congelamento del tempio dello sport milanese da parte delle istituzioni comunali riportate dalla stampa nelle scorse settimane in relazione ai tagli al bilancio hanno preoccupato e deluso anche gli atleti.

