Brasile 2014

Mondiale Brasile 2014: costi e “ricosti” storici

Ma quanto sono costati i mondiali? Come nella maggior parte dei casi, non ci sono delle cifre definitive nè si conoscono i numeri effettivi dei costi che sono stati necessari per finanziare un evento di questa portata. Si parla di numeri molto diversi tra loro, ma i dati più affidabili dicono che l’investimento ammonterebbe a 11 miliardi di euro. Solo per la rete stradale sono stati spesi 3,6 mld, mentre per quella aerea 2,7 mld. In tutto questo marasma un dato si conosce di sicuro: la cifra di partenza dedicata alla costruzione gli impianti, quella preventivata 7 anni fa dopo l’annuncio ufficiale della FIFA, ammontava a 1,1 miliardo. E si conosco anche i costi a lavori terminati, che col passare del tempo sono più che triplicati. Gli impianti interessati a lavori o costruiti ex novo sono 12, per un totale di 2,8 mld. Mai nella storia di un campionato mondiale erano state coinvolte 12 città, e non a caso questa edizione brasiliana è la più dispendiosa della storia del torneo. 

L’“Estadio Nacional Mané Garrincha” di Brasilia per esempio è stato con i suoi 526 milioni di euro l’impianto più costoso: abbattuto e costruito da zero e intitolato all’ala destra vincitore di 2 mondiali con Pelè, può ospitare 70.064 spettatori. A Rio de Janeiro è situato invece lo stadio più grande, il mitico Maracaná, dove si terrà la finale del 13 luglio: 76.804 posti. A Curitiba la stadio “Joaquim Americo Guimaraes” (41.456 spettatori e 108 mln di spesa) è invece l’impianto simbolo dei ritardi nelle consegne: terminato solo qualche settimana fa, ha subìto ritardi fin dall’inizio dei lavori. Tuttavia, i Mondiali rappresentano anche un enorme vetrina per gli investimenti privati

Circa 2.300 manager delle imprese più importanti del mondo sono stati invitati dal governo brasiliano ad assistere agli incontri mentre si trovano nel paese sudamericano per firmare alcuni accordi commerciali. D’altra parte, le entrate previste dalla FIFA dal Mondiale 2014 ammonterebbero a 1.500 milioni di dollari, in gran parte provenienti da cinque grandi brand come Adidas, McDonalds, Johnson&Johnson, VISA e Budweiser.

Anche i grandi siti di casinò online come 32Red o 888 sono voluti salire sul carrozzone dei Mondiali. A livello di marketing, legare il proprio nome a quello dell’evento sportivo dell’anno rappresenta un ritorno di immagine enorme. E così propongono giochi che in qualche maniera si rifanno al torneo brasiliano e allo stesso tempo mantengono il loro core business. Con l’aumento della popolarità di giochi come il poker e il blackjack, infatti, è importante che gli utenti possano trovare tutte le opzioni in un solo sito, che sia cioè possibile scommettere su chi farà il prossimo gol e subito dopo fare una partita a blackjack. Per questo i casinò online portano avanti campagne promozionali molto interessanti come quella lanciata dal blackjack 32Red, in cui si ricevono 32 euro di bonus per ogni 10 euro di ricarica. Una maniera per incentivare i giocatori che eventualmente possono reinvestire le vincite sulle scommesse sportive presenti sul sito. 

Alla voce “entrate” l’altro grande business è il merchandising: non si vende goglia (o pallone o portachiavi o maglietta ecc.) che la FIFA non voglia. Il merchandising rappresenta il 35% i tutti gli introiti che la FIFA realizzerà per questi Mondiali, mentre un’altra parte consistente proviene dai diritti televisivi. Insomma, forse non hanno tutti i torti i brasiliani a richiedere per sé una parte di questa immensa torta.

Lo spettacolo è cominciato. Ormai da diversi giorni ha preso il via la ventesima edizione del mondiale di calcio in una terra tanto bella e affascinante quanto caratterizzata da problemi socio-politici. Sono all’ordine del giorno infatti le notizie che raccontano di scontri tra polizia e una parte della popolazione brasiliana, che si mobilita per protestare contro lo spreco dei soldi pubblici per un evento sportivo. 

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Marcel Vulpis

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