Malagò: più sport, meno Stato

«Meno Stato,
più sport»

Malagò: «Coinvolgere i privati e trasparenza, la mia idea di Coni»

Il candidato antagonista di Pagnozzi alle elezioni del 19 febbraio per la
presidenza del Coni: «Centralità degli oratori Lo sport risorsa anche
lavorativa per i giovani»

DA ROMA MASSIMILIANO MORELLI

 

A Roma nel
quartiere di San Lorenzo, che ancora oggi por­ta i segni dei bombardamenti di
guerra, che Giovanni Malagò pre­senta la sua candidatura alla presi­denza
«dell’Everest-Coni», come lo chiama lui. “Giovannino” (per gli a­mici; e
“Megalò” per i detrattori) par­la davanti a una platea attenta – in­cluso
qualche presidente di federa­zione che si è schierato dalla sua par­te – che lo
ascolta in religioso silen­zio, così da permettergli di spiegare i motivi che
lo hanno convinto a sca­lare la vetta del palazzo della politi­ca sportiva
italiana in vista dell’ele­zione dell’erede di Petrucci del 19 febbraio.

Sceglie un
oratorio come palcosce­nico, quello di San Tommaso Moro, perché fermamente
convinto del fat­to che proprio gli oratori «siano il punto di partenza dello
sport, cen­tri di aggregazione lontani anni luce da certi impomatati ambienti
cui s’è adagiato nel corso degli anni il no­stro sport». Alle sue spalle una
schie­ra di persone che lo hanno coadiu­vato nella scelta, a partire da Gianni
Letta, che siede al fianco di Josefa I­dem e Paola Protopapa, rappresen­tati
“al femminile”; e davanti al pa­tron della Virtus basket Claudio To­ti, preso
come esempio di impren­ditore capace di andare avanti con le sue forze senza
aspettare aiuti poli­tici.

Niente numeri,
anche se a suo dire ne avrebbe potuti snocciolare a mi­gliaia, e zero input per
quel che con­cerne la lotta al doping nelle 52 pa­gine che documentano il
program­ma di Malagò. Ne spiega il motivo in maniera schietta: «È superfluo che
il presidente del Coni debba mostrar­si favorevole alla lotta al doping, s­a­È
rebbe come chiedere a un poliziot­to se è giusto che arresti un malvi­vente ».
«Un nuovo modello per lo sport», questo l’input del 53enne presiden­te della
Canottieri Aniene, pronto a suddividere le specifiche della sua “agenda” in
quattro fasi: sviluppo ed efficienza; collegialità e coinvolgi­mento;
rappresentatività e territo­rio; trasparenza e comunicazione. Punti che ritiene
fondamentali oggi ancor più di quando nel luglio 2012 sussurrò la sua
candidatura. Oggi, più di allora, si dice convinto della scelta e, da
affabulatore qual è, c’è da ammettere che è stato bravo a e­sporre i temi del
suo discorso in un’ora e un quarto, domande di rito incluse, senza ripetersi e
senza au­toelogio. «Non può esserci sviluppo senza coinvolgimento e senza stra­tegia,
non può esistere creazione di valore senza collegialità e pianifica­zione »,
questo il primo incipit, rac­contato senza fronzoli e con deside­rio di managerialità,
di cui lo sport ha bisogno.

Malagò
sottolinea «l’incongruenza della compartecipazione fra Coni e Coni servizi
spa», poi puntato il dito nei confronti degli emolumenti dei presidenti
federali, che «hanno re­sponsabilità di ogni tipo, incluse quelle legali, e poi
incamerano un gettone di presenza da 150 euro lor­di al giorno per un massimo
di 240 giorni da poter sfruttare: al lordo, poco più di 31mila euro l’anno, che
ar­rivano dopo aver ef­fettuato una proce­dura lunga ed este­nuante ». Malagò
parla senza soluzio­ne di continuità quando descrive il nuovo modello di
gestione del Coni: «Punto sull’equa ripartizione delle risorse, l’imple­mentazione
degli strumenti di fi­nanziamento, la capacità di attra­zione dei capitali
privati, la politica di adeguamento degli impianti». Di­ce che abbraccerà la
meritocrazia, che vuole partire dalle basi cercan­do di invertire i ruoli
perché «chi ne usufruisce è padrone del Coni, e non chi lo comanda».

E ancora: «Il
Coni prende 411 milio­ni di euro dallo Stato: usciamo dal­l’ipocrisia, quando
tutto è finanzia­to non c’è autonomia. Lo stato fino­ra si è comportato bene.
Ma si può portare avanti un progetto quadrien­nale con questi pre­supposti? No,
e allo­ra bisogna coinvol­gere i privati, Lo sport è uno dei set­tori in cui i
giovani possono sperare di trovare lavoro». Questi i principali punti del
discorso. E una promessa: darà meno impor­tanza al calcio per offrirla alle
altre di­scipline. Perchè «il Coni deve diven­tare come un palazzo di
cristallo: tra­sparente, esemplare, aperto e parte­cipato. E deve esserci un
adozione del bilancio sociale oltre a una strut­tura dedicata alla
comunicazione delle federazioni, delle discipline as­sociate e degli Enti di
promozione».

Riprendiamo un interessante articolo sul quotidiano Avvenire a firma del giornalista romano Massimiliano Morelli sulla candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza del Coni. 

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