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L’industria del calcio italiano: un sistema da oltre 40 miliardi tra ricavi, innovazione e sostenibilità.

(di Davide Pollastri) – Secondo il report Dentro e fuori dal campo: lo sport che muove l’Italia realizzato dall’Osservatorio sullo Sport System Italiano di Banca Ifis, il calcio italiano rappresenta oggi un vero e proprio pilastro dell’economia nazionale, con un impatto economico che supera i 40 miliardi di euro. Il calcio in Italia non è solo una passione, è il comparto del settore dello spettacolo con il maggior volume d’affari. Nel solo 2024, le oltre 11.000 società attive nel settore hanno generato un giro d’affari pari a 6,2 miliardi di euro.

Oltre ai ricavi diretti, la filiera calcistica stimola settori collegati generando benefici per 4,4 miliardi di euro nell’abbigliamento e attrezzature sportive, 6,9 miliardi nel turismo sportivo e 17,3 miliardi nell’industria dei media e del betting legale. A questi si aggiungono 5,7 miliardi di euro di benefici sociali legati alla diffusione della pratica calcistica e ai suoi effetti positivi sulla salute pubblica.

Un capitolo a parte riguarda gli investimenti infrastrutturali negli stadi italiani. Secondo l’Osservatorio, i club di Serie A hanno in programma investimenti per 4,4 miliardi di euro destinati al rinnovamento o alla costruzione di nuovi impianti, con l’obiettivo di colmare il divario rispetto ai maggiori club europei. Questi progetti attiveranno circa 24.000 posti di lavoro e potrebbero aumentare i ricavi da stadio di circa mezzo miliardo annuo, oltre a migliorare sicurezza e sostenibilità ambientale. Un dato significativo: quasi il 70% degli italiani tra 18 e 65 anni è tifoso e frequenta gli stadi, con il 27% che è un visitatore abituale. Dopo la modernizzazione degli impianti, si stima che 5,7 milioni di persone in più potrebbero diventare frequentatori regolari.

Tuttavia, il sistema calcio deve anche affrontare sfide complesse sul piano finanziario e gestionale. Il debito complessivo dei club protagonisti della Serie A 2023/24 supera i 4,6 miliardi di euro, mentre la recente proposta – poi naufragata – di una Super League ha messo in luce la necessità di rivedere sia la distribuzione dei diritti televisivi sia il formato delle competizioni europee.

In futuro, la competizione fra i grandi club si sposterà sempre più verso il campo dell’entertainment, con la necessità di innovare per competere con nuovi player come gli eSports. La governance del calcio dovrà prevedere un maggior coinvolgimento dei club nelle decisioni sulle competizioni, con un’attenzione più marcata alla sostenibilità finanziaria.

Importanti questioni riguardano anche il mercato calciatori e le plusvalenze generate dalle cessioni. Sebbene queste operazioni siano uno strumento comune e legittimo nel calcio europeo, sollevano interrogativi sulla valutazione degli atleti e sulla sostenibilità del modello di business, soprattutto per le società medio-piccole che non riescono a diversificare i ricavi.

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Redazione

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