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Le perdite di Under Armour tra Covid-19 e ristrutturazione aziendale

(di Felix Agresti de Philippis) – L’azienda statunitense di articoli sportivi ha chiuso l’esercizio economico (ultimo trimestre gennaio/marzo 2020) con una perdita di 589,68 milioni di dollari che il management attribuisce al piano di ristrutturazione attuato quest’anno e ad un calo nelle vendite del 23% (pari a 930,24 milioni di dollari) per effetto della pandemia.

“Come molte aziende, abbiamo dovuto prendere decisioni difficili, tra cui il licenziamento temporaneo di gran parte del personale nei nostri negozi e centri di distribuzione negli Stati Uniti, insieme ad altre azioni per garantire la protezione della stabilità finanziaria di Under Armour”, ha dichiarato Patrik Frisk, amministratore delegato dell’azienda (Under Armour) con sede a Baltimora. Sebbene la chiusura dei negozi sia avvenuta solo a metà marzo in Nord America, le vendite negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sono crollate del 27,8%, ovvero 608,98 milioni di dollari. Allo stesso tempo, nell’ area Asia-Pacifico, la prima regione in cui è stata decretata la quarantena  e la chiusura delle attività, i ricavi sono diminuiti del 33,7% rispetto all’anno precedente, attestandosi a 95,69 milioni di dollari. Tuttavia, i cali vistosi in questi due territori sono stati compensati dalla crescita in Europa e in America Latina.

Come sopra accennato, ancor prima del pesante arresto delle vendite dovuto al Covid-19, Under Armour (molto attiva nel settore delle sponsorship sportive) aveva intrapreso, da un anno a questa parte, una profonda ristrutturazione del modello di business per far fronte al crescente gap con Nike, specialmente negli Stati Uniti. In primo luogo, l’azienda vorrebbe rimodellare la propria catena di vendita, invertendo l’approccio fino ad ora impiegato (si basava, pre Covid-19, sulla grande rete capillare di negozi). In seguito ad un considerevole taglio dei punti vendita, l’idea sarebbe di investire nel settore dell’e-commerce, tagliando i legami con Amazon per avere il monopolio delle vendite online – seguendo l’esempio di Nike. In secondo luogo, ci sarebbe una riduzione dell’inventario, che consentirebbe ad Under Armour di aumentare i prezzi, diventando così sul mercato dello sportswear un marchio premium. Un catalogo di articoli ridotto consentirebbe allo sports brand statunitense di vendere un prodotto più esclusivo e ricercato, con l’intento di riacquisire l’appeal e la risonanza conquistata negli ultimi anni.

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Redazione

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