Il sorriso di “Pablito” sotto la Bombonera: Paolo Rossi nella “casa” delle leggende.
Negli spogliatoi dello stadio del Boca Juniors, il tributo ai grandi del calcio attraversa nazioni e generazioni. Tra Pelé, Eusébio e Platini, un ritratto azzurro ricorda il passaggio di Rossi alla vigilia del Mundial argentino del 1978.
(da Buenos Aires – di Alberto Morici) – Sotto le tribune della Bombonera, il calcio cambia voce. Il fragore che ha reso celebre lo stadio del Boca Juniors lascia spazio ai nomi, ai volti e alla memoria. Negli spogliatoi visitabili, i tributi ai campioni raccontano chi è passato da questo tempio di Buenos Aires. Anche gli avversari hanno diritto all’immortalità.
Tra quelle immagini c’è un sorriso che un italiano riconosce immediatamente. Capelli ricci, maglia azzurra, espressione da ragazzo: Paolo Rossi. Il suo nome compare sul pannello che ne ricorda la presenza e accanto al ritratto esposto nello spogliatoio. A migliaia di chilometri dall’Italia, Pablito appartiene anche alla memoria della Bombonera.
La didascalia fotografata racconta un episodio meno conosciuto della sua carriera. Prima dell’inizio del Mondiale argentino del 1978, la Nazionale affrontò in questo stadio il Deportivo Italiano, espressione della comunità italiana nel Paese. Gli azzurri vinsero per 1-0 e Rossi entrò nella ripresa. Il pannello indica il 25 maggio: è la data riportata dal percorso espositivo del Boca.
Non era ancora il campione che quattro anni dopo avrebbe sollevato la Coppa del Mondo a Madrid. Era un attaccante di ventun anni alla vigilia del suo primo Mundial, pronto a conquistare un posto nell’immaginario internazionale.
L’Argentina sarebbe stata la sua prima grande consacrazione in azzurro. Rossi segnò tre gol nel torneo e l’Italia di Enzo Bearzot chiuse al quarto posto. Contro i padroni di casa, il suo scambio con Roberto Bettega contribuì al gol dell’1-0: una vittoria prestigiosa sulla squadra che sarebbe diventata campione del mondo. Quella partita si disputò al Monumental, lo stadio del River Plate. Il ricordo custodito alla Bombonera appartiene invece ai giorni della preparazione, quando il destino di Pablito doveva ancora prendere forma.
Poi arrivò il 1982. La tripletta al Brasile, la doppietta alla Polonia, il gol che aprì la finale contro la Germania Ovest. Sei reti e un titolo mondiale trasformarono Rossi nell’eroe di un’estate italiana. Il suo modo di apparire nel punto decisivo, di intuire prima degli altri dove sarebbe arrivato il pallone, diventò una firma riconoscibile in ogni lingua.
Vederlo ricordato qui restituisce alla sua storia una dimensione particolare. La Bombonera conserva il passaggio del ragazzo del 1978 sapendo ciò che quel ragazzo sarebbe diventato.
Intorno a lui, il racconto prosegue attraverso altri fuoriclasse. Michel Platini, ricorda il pannello, giocò nello stadio del Boca il 26 giugno 1977, nell’amichevole tra Argentina e Francia terminata 0-0. Il futuro compagno di Rossi nella Juventus aveva attraversato quel campo un anno prima dell’attaccante italiano.
Pelé vi lasciò una traccia persino dolorosa per i padroni di casa. L’11 settembre 1963, nella finale di ritorno della Libertadores, il Santos vinse per 2-1 con i gol di Coutinho e del fuoriclasse brasiliano, conquistando il trofeo. Il Boca rende omaggio anche a chi gli sottrasse una coppa: la grandezza di un luogo si misura pure dagli avversari che sa ricordare.
Eusébio arrivò con il Benfica nel 1968. La sua presenza aveva il sapore di un desiderio realizzato: secondo la ricostruzione di La Nación, aveva manifestato l’ambizione di giocare nel Boca. Una recente operazione al ginocchio ne limitò la partecipazione alla partita contro gli argentini, ma il suo nome rimase legato a quello stadio. Nella stessa manifestazione, la Copa Ciudad de Buenos Aires, c’era anche il Santos di Pelé.
Le fotografie raccontano altre tappe: Roberto Carlos, alla Bombonera con il Palmeiras il 30 marzo 1994; Neymar, in campo con il Brasile contro l’Argentina il 21 novembre 2012; Iván Zamorano, protagonista con il Colo-Colo del pareggio per 2-2 contro il Boca il 3 aprile 2003. Generazioni diverse, accomunate dallo stesso passaggio negli spogliatoi e sul prato.
Per un club, custodire queste presenze significa dare profondità alla propria identità. Il percorso di visita trasforma gli spazi della partita in luoghi di cultura sportiva: offre al pubblico una storia da portare a casa insieme alle fotografie.
E per chi arriva dall’Italia, davanti a quel ritratto, la visita diventa improvvisamente personale. Tra i colori del Boca affiora il ricordo di un’estate azzurra, delle televisioni accese, di un Paese raccolto intorno a undici uomini.
Pablito sorride ancora. Sotto la Bombonera, anche il calcio argentino gli ha riservato un posto.


