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IL MILAN RITORNA A NYON. SI ATTENDE LA NUOVA SENTENZA DALLA UEFA

(di Alessandra Pesaresi) – Sono passati cinque mesi dall’ultimo incontro tra la vecchia dirigenza rossonera e gli esperti della UEFA, a causa della violazione dei paletti del Fair Play Finanziario per il triennio 2014-2017 del Milan, all’epoca ancora di Berlusconi. Ma come si è arrivati a questa lunga trafila di incontri? Alla fine del 2017 la Uefa ha bocciato per la prima volta il piano presentato dall’ex amministratore delegato Marco Fassone e ha rimandato il club, in primavera, alla possibilità di ricorrere al “Settlement Agreement”, ovvero ad un patteggiamento per rientrare nei parametri del Fair Play Finanziario. 

La bocciatura è avvenuta a causa della mancanza di certezze sul rifinanziamento del debito verso il fondo Elliott e per la diffidenza nei confronti dell’azionista numero uno della società, Yonghong Li. Il 27 giugno 2018 la UEFA ha sentenziato l’esclusione del club dalle coppe europee per un anno. Tuttavia, contro questa decisione, è stato presentato ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), poi accolto grazie anche al passaggio di proprietà avvenuto nei primi giorni di luglio. Il Milan è stato riammesso così alle competizioni, passando, nel contempo, definitivamente nelle mani del fondo americano Elliott (ha riorganizzato l’organigramma del club rossonero e risanato tutti i debiti della precedente gestione).

Martedì scorso il Milan è stato convocato di nuovo a Nyon. All’appello il nuovo presidente Scaroni, i membri del CdA Furlani e Tuil e il responsabile dell’ufficio di Londra della Elliott Management, Gordon Singer. Dopo un incontro durato circa due ore resta da sapere che cosa effettivamente sta rischiando il club. 

Gli scenari sono molteplici

Il presidente ha dichiarato che è stata presentata richiesta per una “sanzione disciplinare proporzionata”, ma la società si aspetta con ogni probabilità una multa, che potrebbe condizionare negativamente il mercato del club nelle prossime stagioni e, forse, una seconda penalità, che potrebbe essere legata al numero di giocatori da poter inserire nelle liste per l’Europa. Oltre ai membri della UEFA, si è esposta anche la Camera giudicante, organismo interno ma indipendente da quest’ultima, al fine di porre in essere le proprie valutazioni ed eventualmente punire il Milan con un’ammenda, chiudendo così il contenzioso.

La dirigenza, nell’attesa, confida nella “punizione” meno gravosa del “Voluntary Agreement”, accordo sanzionatorio, con cui ci si dichiara colpevoli e si promette di risanare i conti nel corso di un arco temporale concordato. In questo caso non ci sarebbero sanzioni economiche per il triennio che va dal 2014 al 2017, mentre verrebbe “condonato2 il 2017-2018. La sentenza è rimandata a fine anno. Al club rossonero non resta che attendere, soprattutto per scoprire quali strategie saranno percorribili in vista del mercato di risanamento di gennaio.

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Redazione

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