Il futuro dell’AI è già qui nel nostro mondo.
(di Nicola Leone)* – Quando Philip Kotler coniò il termine iMedia, descrisse il momento in cui il pubblico smise di subire i palinsesti televisivi e cominciò a crearne di propri. Netflix, YouTube, Spotify: ognuno con il suo algoritmo, ma anche con la sua identità. Oggi stiamo entrando in una fase simile — ma non riguarda i contenuti. Riguarda le applicazioni.
L’AI come nuovo App Store
Negli ultimi mesi sono nati strumenti come Lovable, Genspark, Manus e altri che permettono di creare app complesse in pochi minuti, parlando con l’intelligenza artificiale. Non servono sviluppatori, non serve codice: basta descrivere ciò che si vuole. E il risultato non è un giocattolo. Sono app reali, con flussi, pulsanti, dati e interfacce che funzionano. App personali. In altre parole: non stiamo più scaricando app. Le stiamo generando.
Non è una minaccia alle software house
Questo non significa che le software house spariranno, né che “chiunque può fare un’app”. Il punto è un altro: tantissime app oggi non creano valore perché non convertono, non riescono a far passare l’utente al piano premium, o non rispondono davvero a un bisogno personale. Perché, per quanto si sforzino di essere personalizzabili, non saranno mai davvero mie. Il tasto “indietro” non sarà mai esattamente dove voglio. La sezione che per me è intuitiva, per altri sarà confusionaria.
Dall’iMedia all’iApp
Se l’iMedia ha rappresentato la libertà di scegliere cosa guardare e quando, l’iApp rappresenta la libertà di decidere come interagire con la tecnologia che usiamo. È la stessa rivoluzione: passare da prodotti “di massa” a esperienze “di sé”. Un po’ come lo streaming ha dissolto i palinsesti televisivi, oggi l’AI sta dissolvendo il formato universale delle app. Ogni persona può avere la sua app per gestire il tempo, la salute, il lavoro, i progetti — non più adattandosi al software, ma facendo adattare il software a sé.
Il nuovo rinascimento digitale
Non è un’utopia, è già qui. Lovable ti permette di costruire app in 10 minuti, Genspark disegna interfacce su misura, e strumenti come AgentKit o OpenAI Builder permettono di creare micro-agenti applicativi su misura, senza sapere programmare. In questo scenario, le app non si comprano. Si progettano per sé stessi. E questa, più che una minaccia, è una rinascita: un modo per riportare la tecnologia al servizio della persona, come lo streaming ha riportato l’intrattenimento al servizio del gusto individuale.
- startupper e divulgatore in ambito tecnologico

