Rugby

Il caso di Dan Carter illustrato da Rugby1823.blogosfere

Non perché la cifra sia stata paragonata a quella dei calciatori (ma fenomeni come Carter, nel calcio, prendono anche 30 volte di più), né perché sia il primo rugbista a toccare/avvicinarsi alla soglia psicologica del milione di euro guadagnati. Ma, soprattutto, per le parole con cui Jacky Lorenzetti, padron del Racing Métro, ha spiegato l’operazione Carter: “Carter sarà il giocatore più pagato nel Racing, ma anche il meno caro per i ritorni economici che ci darà”.

Ed è qui che negli ultimi anni il rugby ha accelerato più di tutti. Nell’immagine, nella capacità di vendere i propri testimonial e nel accelerazione delle operazioni di marketing attorno alla palla ovale. I grandi campioni, gli emblemi, i simboli del rugby non sono più conosciuti solo dagli appassionati, da una ristretta cerchia, ma iniziano a essere riconosciuti al di fuori del mondo di Ovalia. E a ripagare, così, non solo in campo, ma anche fuori.

E’ qui che il rugby ha – finalmente – fatto il salto di qualità quando si guarda all’alto livello (quindi non c’è spazio per i nostalgismi del pane e salame, ndr.). Per essere competitivo, per essere sostenibile nel tempo il rugby moderno ha bisogno del marketing. Ha bisogno di comunicazione, di visibilità, di facce e nomi da spendere con gli sponsor, con i tifosi e con la stampa. Il Top 14 francese lo ha capito ormai da qualche anno e i risultati si vedono. In Inghilterra hanno faticato di più a far convivere tradizione e professionismo, ma ora sembra che anche oltre Manica abbiano accettato le nuove regole del mercato. Altrove, invece, si fatica.

Anzi, altrove – in latitudini a noi molto più vicine – c’è ancora una sacca di resistenza convinta che basti il campanilismo a far vivere lo sport e il rugby ad altissimo livello, c’è ancora chi punta il dito con quei rugbisti che ‘osano’ diventare personaggi, come se essere amati dal pubblico, dai pubblicitari e dalla stampa implicasse essere cattivi rugbisti. E a queste latitudini, piaccia o meno, il gap con il rugby mondiale si amplia. Al di là di presidenti inadeguati, Accademie o quant’altro.

La cifra reale è segreta, ma i ben informati parlano di un triennale da 1-1.3 milioni di sterline annui (cioè 1.27-1.65 milioni di euro). È quello che dovrebbe guadagnare tra la fine del 2015 e il 2018 Dan Carter, che chiuderà la sua carriera a Parigi, nel Racing Métro e che la chiuderà portandosi a casa, lordi, fino a poco meno di 5 milioni di euro. Una cifra monstre, cifra record nella palla ovale. Che, così, chiude il cerchio iniziato nel 1996 ed entra totalmente nel professionismo. (fonte: Rugby1823.blogosfere.it di Duccio Fumero)

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Marcel Vulpis

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