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Han, il consiglio per gli acquisti dettato da un senatore (Razzi)

(di Massimiliano Morelli)* – Non è che il suo nome al gran completo sia impronunciabile, ma resta senza dubbio più facile chiamarlo semplicemente Han, magari da non confondere con Haan (di nome Arie, con la doppia lettera “a” nel cognome) l’olandese vice campione del mondo che chi ha scavalcato gli “anta” ricorda per un gol dalla distanza infilato agli azzurri di Enzo Bearzot nel Mondiale datato 1978. Han Kwang-Song è tutt’altro calciatore, di professione fa l’attaccante (l’orange per esempio era centrocampista) e ha ancora una vita (calcistica) davanti visto che è agli esordi nel football che conta.

Sei presenze in tutto fra serie A e cadetteria, quattro gol all’attivo, scriviamo subito che la sua alba è stata scoppiettante, specialmente se si considera che un nordcoreano-calciatore alle nostre latitudini prima di lui non s’era visto. A portarlo in Italia è stato il senatore Antonio Razzi, vicino anche per rapporti lavorativi alla Corea del Nord, e non sghignazzate per questo.

Se solo si scavalca il qualunquismo legato all’idea del personaggio, va subito detto che Razzi non è certo il primo talent scout riconoscibile come personaggio pubblico, basti pensare ai consigli elargiti e sbattuti in prima pagina (da quotidiani più alla ricerca del gossip che della news) dall’interista Paolo Bonolis a Massimo Moratti (ex n.1 dell’Inter).

Di Han va invece detto che è un tesserato di proprietà del Cagliari (club di A) e che il sodalizio gestito da Tommaso Giulini l’ha mandato a farsi le ossa a Perugia (club di “B”), per vedere di che pasta è fatto questo diciannovenne nato nella capitale, Pyongyang, e che festeggia gli anni nel giorno dell’anniversario delle Torri gemelle (11 settembre, nda). Prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto, questa la formula. A Cagliari ha giocato scampoli di partite. In compenso s’è tolto lo sfizio di produrre un gol contro il Torino (finì 2-3 la gara per i granata), ma a dirla tutta lo scetticismo sul ragazzo era rimasto tale e quale pure dopo quel “golletto”, sempre per colpa di abitudinarie impressioni regalate dalla storia del calcio. «Ma ti pare che da quelle parti possa nascere un talento?», questo il succo del discorso di molti, anche nell’isola felice, pronti a rammentare Moestafa El Kabir, attaccante marocchino naturalizzato olandese che giocò sette partite in serie A con la maglia del Cagliari e realizzò una sola rete, fra l’altro all’esordio, durante un Cagliari-Roma chiuso sul 2-0 nel giorno in cui Han compiva tredici anni.

Ora, dopo la tripletta prodotta in casa dell’Entella (la partita è finita 5-1 per i corsari umbri) è ovvio che il proscenio sia tutto per Han, mentre gli applausi arrivano soprattutto da chi rideva in maniera sguaiata al solo pensiero che un ragazzino con gli occhi a mandorla potesse tirar due calci a un pallone. Nel frattempo annotiamo oltre ai primati di primo nordcoreano presente nel campionato di serie A, di primo nordcoreano in gol in serie A e perfino di primo triplettista nordcoreano in serie B, anche l’opportunità di esporre a chi ha raccontato Entella-Perugia le due domande ormai pregiate e immancabili del telecronista moderno: «Ma che giocatore è?» e «Ma che gol ha fatto?». Adesso manca solo che qualcuno scriva «ecco il giocatore che ha fatto commuovere il web» e il gioco è fatto. Ma questa è un’altra storia.

  • scrittore e giornalista sportivo romano
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Massimiliano Morelli

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