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Gazprom torna in utile. Il rimbalzo contabile del 2024 non nasconde le fratture strutturali del colosso energetico russo.

(di Valerio Vulpis) – Nel 2024 Gazprom ha chiuso l’esercizio con un utile netto di 1,2 trilioni di rubli (circa 14,8 miliardi di dollari), segnando un netto recupero dopo la perdita record del 2023, pari a 629 miliardi di rubli, la prima in 25 anni di storia. Tuttavia, dietro il rimbalzo dei numeri si celano fragilità profonde che pongono seri interrogativi sul modello di business e sulla sostenibilità finanziaria del gruppo nel medio-lungo termine.

Conti 2024: utile tecnico, contesto incerto
Il fatturato complessivo ha raggiunto i 10,7 trilioni di rubli (circa 120 miliardi di dollari), in crescita del 25% su base annua. La spinta principale è arrivata dal segmento petrolifero (4,1 trilioni), in controtendenza rispetto al calo strutturale nel business core del gas, che aveva già mostrato segnali di contrazione nel 2023, con ricavi crollati a 3,1 trilioni (quasi dimezzati rispetto al 2022).
L’EBITDA si è attestato a 3,1 trilioni di rubli (+76% YoY), ma il dato va letto alla luce di due fattori:
1. Effetto base: il confronto avviene con un 2023 fortemente penalizzato dalle sanzioni, dal crollo delle esportazioni in Europa e da tensioni sui costi.

2. Minore pressione fiscale: le entrate statali derivanti da royalties e imposte sul gas sono diminuite sensibilmente, lasciando spazio a una maggiore marginalità lorda per Gazprom.


La frattura con l’Europa: un vuoto ancora irrisolto
Il problema centrale resta la perdita strutturale del mercato europeo, che rappresentava fino al 2021 oltre il 40% del mix export di Gazprom. Nel 2024, la quota si è ridotta a meno dell’8%, nonostante i tentativi di diversificazione verso la Cina e l’Asia Centrale.
La costruzione del gasdotto Power of Siberia 2, pensata per sostituire tecnicamente Nord Stream 2, è ancora in fase progettuale, e i volumi attuali delle esportazioni verso Pechino non compensano in alcun modo le perdite registrate con la UE. Inoltre, i prezzi negoziati con la Cina sono molto meno remunerativi rispetto al gas venduto in Europa prima della crisi geopolitica.

Cash flow e liquidità: equilibrio precario
Gazprom ha mantenuto una riserva di cassa di circa 1,034 trilioni di rubli (12 miliardi di dollari), ma ha dovuto rivedere drasticamente il proprio CAPEX* e ridurre il personale: sono stati annunciati 1.600 licenziamenti, il taglio più severo nella storia della società.
L’indebitamento netto resta sotto controllo, ma la struttura finanziaria dipende in misura crescente da fonti interne, in un contesto di accesso limitato ai mercati internazionali del debito. Le agenzie di rating occidentali non emettono più valutazioni ufficiali sull’emittente, ma il rischio percepito dagli investitori resta elevato.

Ritorno all’utile, ma resta alta l’asimmetria tra rischio e rendimento
Il bilancio 2024 evidenzia un recupero contabile, favorito dal prezzo favorevole degli idrocarburi e da condizioni fiscali meno stringenti. Tuttavia, la perdita dell’Europa come cliente premium, l’aumento della dipendenza dal mercato interno e asiatico e la pressione geopolitica rendono la redditività futura incerta.
Gli analisti più prudenti parlano di una stabilizzazione apparente, più che di una vera inversione di ciclo. Finché Gazprom non riuscirà a costruire nuove rotte energetiche strutturate e a ricostruire credibilità finanziaria sui mercati globali, il rischio di volatilità nei risultati rimarrà elevato.

Questa situazione di criticità, attualmente vissuta dal colosso Gazprom, coincide con l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022, segnando di fatto l’escalation del conflitto russo-ucraino (in corso già dal lontano 2014). L’invasione infatti è stata preceduta da un’annessione della Crimea alla Russia nello stesso anno e da un conflitto nella ricca regione mineraria del Donbass.

Perdita di reputazione in ambito calcistico

Una situazione difficile da gestire non solo sotto il profilo economico. Anche a livello sportivo Gazprom è stata costretta, in tempi record, a fare un passo indietro sul terreno delle sponsorship calcistiche. La prima a chiedere lo stop della partnership strategica è stata l’UEFA, nel quadro della mobilitazione dello sport internazionale a sostegno di Kiev. Una sponsorizzazione “monstre” del valore di 45 milioni di euro (iniziata nel 2012 con la partnership della Champions), la cui scadenza era prevista non prima dell’estate 2024. Un blocco del sodalizio con effetto immediato su quelli che all’epoca erano tutti gli accordi esistenti: ovver da Euro 2024 alle finali della Nations League 2021 e 2023, dalla Champions League alla Supercoppa, fino a considerare anche le finali di Champions League futsal e della Youth League fino al 2024.

  • (abbreviazione di “capital expenditure”)

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Valerio Vulpis

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