Enigmi – Quando la “Guerra Fredda” fece tappa in Puglia. Il caso del pilota bulgaro Miliusc Solakov.

La sera di sabato 20 gennaio 1962 arriva, in una redazione in piena attività per l’elaborazione del grosso giornale domenicale, una notizia allarmante: in contrada Lamone, nei pressi di Acquaviva, vicinissimo ad una postazione missilistica americana, è caduto un aereo militare non italiano. Niente di più.
Un’ora dopo partono, dalla Gazzetta del Mezzogiorno, due autovetture. Una con alla guida Dino Maffia, l’esperto di aeronautica del giornale, e l’altra con il primo cronista disponibile, Nicola Bellomo, ancora alle prime armi,

Maffia ha con sè tre giovani fotografi fra cui Luca Turi che lavora alle dipendenze del fotoreporter ufficiale del giornale Michele Ficarelli. Insieme con Nicola Bellomo, invece, c’è un ufficiale dell’Aeronautica Italiana. Arrivati sul posto, gli inviati del giornale, si accorgono che i militari hanno già isolato la zona. Tuttavia, riescono a sapere che il pilota è ferito ma salvo e si trova all’ospedale di Acquaviva. Maffia si appella al diritto dell’informazione e chiede di far fotografare l’aereo. Neanche a parlarne. La zona brulica di militari italiani ed esperti militari della Nato e con questi ultimi, si sa, c’è poco da scherzare. Siamo in piena ‘guerra fredda’ ed episodi di spionaggio sono all’ordine del giorno. Ma… fermare un giornalista a caccia di notizie, non è facile. Perciò Maffia, Bellomo ed i loro accompagnatori, si rimettono in macchina e corrono di filato all’ospedale di Acquaviva. Nuovo stop. Qui, fra agenti dello spionaggio e controspionaggio italiano e della Nato, gli ammalati sono una minoranza. A Dino Maffia tolgono le chiavi della macchina, lo fanno scendere ed insieme ai tre fotografi li rinchiudono in una stanza del medesimo ospedale dove resteranno fino all’alba di domenica 21. Nicola Bellomo è più fortunato. Proprio grazie al suo accompagnatore riesce a gironzolare per l’ospedale ma ottiene solo notizie false. Bellomo non sa cos’è accaduto a Maffia e quindi non sa neppure che gli è appena capitata l’occasione della vita per qualunque giornalista: la sua firma per esteso in prima pagina, praticamente all’esordio.
Bellomo dunque, che non ha per nulla l’aspetto impacciato di un cronista alle prime armi e che con la complicità dell’ufficiale si spaccia per un giovane funzionario del Ministero, accumula notizie su notizie insieme ai tanti ‘si dice’: l’aereo è caduto alle 13.30; il pilota – che pare bulgaro – si chiama Podgoros; guidava un nuovissimo MIG 19 fornito dai sovietici all’aviazione bulgara e, guarda caso, l’aereo è dotato di una sofisticata apparecchiatura per microfilmare dall’alto.
Da qui, all’ipotesi di spionaggio, il passo è breve. Tuttavia, la Gazzetta sarà cauta nella titolazione all’articolo che domenica 21 esce in prima pagina a firma, come si è detto, di Nicola Bellomo. Bisognerà attendere lunedì 22 e la ‘liberazione’ di Maffia e dei fotografi per saperne di più. L’aereo caduto non è un nuovo e sofisticato MIG 19 ma un vecchio MIG 17; il pilota è un giovanottone bulgaro di 24 anni che risponde al nome di Miliusc Solakov e la pellicola trovata nel caricatore dell’apparecchiatura sul velivolo non è stata impressionata.
Miliusc tenta invano di spiegarsi, ancora non si è riusciti a trovare un interprete, e comunque, nessuno vuole sentir ragioni così come nessuno sembra essersi accorto che l’aereo era senza carburante. La ‘guerra fredda’ ha prodotto la psicosi della spia tant’è che inviati e fotografi, arrivati da ogni parte, vanno ficcanasando dappertutto e tre fotografi tedeschi vengono arrestati anch’essi per spionaggio: tentavano di fotografare la base aerea di Gioia del Colle. Questi avvenimenti ed il continuo viavai di ‘agenti speciali’ provenienti dall’Europa e dall’America fecero del pilota bulgaro un protagonista da prima pagina per giorni e giorni.

Poi, finalmente, a poco a poco, Miliusc, come ormai lo chiamano tutti familiarmente nel carcere di Bari e fuori, riesce a farsi capire ed a convincere i giudici: è scappato per amore. O meglio, è scappato dalla Bulgaria per non essere costretto a sposare una ragazza che non amava. E’ arrivato in Italia e, quando si è accorto di essere rimasto senza carburante, ha cercato la prima radura che ha trovato e ha tentato l’atterraggio planando come un aliante. Dopo un anno di indagini minuziose, i giudici si convincono, ed il 3 gennaio di quest’anno Miliusc Solakov torna libero. Ma libero di andare dove? Non certo in Bulgaria dove dovrà rispondere, quanto meno, della perdita dell’aereo. Con la libertà, Solakov rischia di passare dalla padella nella brace. Perciò, chiede di restare in Italia.

Il bulgaro è un bel ragazzo, ha un sorriso affascinante e modi affabili. A Bari è riuscito ad accattivarsi la simpatia dello stesso giudice istruttore il quale, ritenendo che forse sarà difficile per Miliusc ottenere l’asilo politico, chiede al ministero degli Esteri di intercedere presso le autorità bulgare acchè il ‘bravo ragazzo’, se proprio dovrà tornare in patria, non abbia a subire un duro trattamento.

Miliusc Solakov non avrà bisogno di una ‘raccomandazione’ italiana. Gli americani non intendono farsi sfuggire l’occasione di avere nelle loro file un giovane pilota dell’Est. Con i tempi che corrono, non si sa mai, potrebbe sempre rivelarsi utile.
Miliusc viene così trasferito in Usa e lì, pare, vive ancora.
fonte: http://murgiajupiter.altervista.org 
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_finestra_storia_1963_3.php?IDCategoria=999 

Il racconto di una singolare storia avvenuta nell’Italia del 1963, in una Puglia dove l’incidente di un Mig guidato da un giovane pilota bulgaro si trasformò in un caso "diplomatico". Lo seguì il giornalista barese Dino Maffia della redazione della Gazzetta del Mezzogiorno. 

http://www.youtube.com/watch?v=hIjE56452x8 (il "corto" girato da Accaland con il contributo di Giuseppe Scaltrito). 

Previous post

CIV / Monza - Pavesio (Yamaha) : con FMI una partnership strategica

Next post

Economia - L'impatto del Mondiale sul SudAfrica

Marcel Vulpis

Marcel Vulpis