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Eliminazione Italia, tracollo non solo sportivo

Tracollo. E non solo sportivo. La partita della riscossa, la partita della vita, la partita che da sola è riuscita a (ri)portare allo stadio, in questo caso il San Siro di Milano, oltre 70mila persone, si è tramutata nel punto forse più basso del calcio italiano. Almeno a livello di nazionale. Nella gara di ritorno dei playoff di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018 gli azzurri di Ventura hanno pareggiato 0-0 contro la Svezia e non sono riusciti nell’impresa di ribaltare la sconfitta di 1-0 dell’andata.

In un paese come l’Italia il calcio riveste un ruolo, se non fondamentale, preponderante. Da sempre è anche un ammortizzatore sociale, che adesso verrà a mancare. A livello internazionale quello che era uno sport con seguito vastissimo, oggi si può considerare una vera e propria macchina da soldi.
Aver mancato l’evento più importante, ovvero la qualificazione alla Coppa del Mondo, per l’Italia è a tutti gli effetti una ‘tragedia’. Sportiva, economica (del valore di almeno 100 milioni), ma pur sempre una tragedia. E qui entra in campo Infront, l’advisor pubblicitario della Figc fino al 2018, che già gestisce i diritti tv della Lega Calcio e il marketing di otto club di Serie A. Infront, significa 56 milioni in entrata su base quadriennale appunto “come advisor commerciale”.
Contattato dall’agenzia Dire, Marcel Vulpis, direttore di Sporteconomy.it e analista di temi economici del Corriere dello Sport, ha provato a delineare i contorni del flop azzurro dopo la clamorosa eliminazione dalle qualificazioni ai Mondiali del 2018 in Russia.
“Tra soldi persi, perché tratti con gli sponsor, e soldi che potevi prendere, che potevano arrivare fino al 2018, si stima che siamo subito su -4 milioni di perdita secca. E solo per la parte commerciale. Sulla parte del merchandising, gestito dalla Puma quale sponsor tecnico, non andare al Mondiale, devi considerare la produzione già fatta delle maglie e un primo stock che ti ritrovi non venduto- ha detto ancora Vulpis.
“Chi si compra le maglie di giocatori che non vanno al Mondiale? La Puma versa 18 milioni alla Figc, ma poi cerca di rientrare appunto con il merchandising. Quasi sicuramente nei negozi sono arrivati i primi assortimenti. E il negozio vende al dettaglio. Non andando in Russia, non puoi fare il secondo riassortimento. Poi c’è un problema nel rapporto con i negozi. Che chiederanno di svendere le maglie. Comunque molti avranno fatto assortimenti mirati, per blocchi, comprando stock di maglie, pensando di superare le qualificazioni. (continua – 1a parte agenzia Dire)

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Redazione

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