Editoriale – Napoli regina dei bilanci, maglia nera per l’Inter. In arrivo i partner cinesi.
Partendo da questa interessante
riflessione abbiamo preso in considerazione i bilanci di sei club italiani, analizzando i top club per eccellenza (quelli nuovi come l’Ssc Napoli, ma
anche le società quotate in Borsa e/o quelle che hanno vinto uno scudetto dal
2000 ad oggi). E’ bene ricordare però che la struttura dei bilanci degli
istituti di credito non è comparabile al 100% a quelli del comparto industriale,. Nonostante ciò la tabella allegata può creare dibattito e una serie di riflessioni tecniche tra gli
addetti ai lavori.
Il commercialista
barese Luca Marotta, specializzato nell’analisi di dati di bilancio, è riuscito
a creare una tabella
dove è possibile
analizzare proprio il peso di questa pericolosa leva finanziaria (quinta
colonna da sinistra: Attivo/PN).
Valori positivi bassi
dell’indicatore evidenziano una maggiore capitalizzazione dell’azienda e, di
conseguenza, possono essere considerati un segnale di solidità strutturale. Ad
esempio un valore pari a 2 significa che il 50% dell’attivo è finanziato con
mezzi propri. Valori negativi dell’indicatore segnalano la necessità di nuovi
apporti di capitale, perché c’è stata erosione.
Il club con il
miglior rapporto è il Napoli SSC con 3,76:1 seguito dalla Juventus, fresca di titolo di campione d’Italia e di recente ricapitalizzazione, che presenta un 6,62:1. Più delicata la situazione
della S.s. Lazio con 12,63:1. In territorio
negativo, e quindi con la necessità di apporto di nuovo capitale, troviamo: l’A.s. ROMA con -3,16:1;
seguita dal Milan con -4,72:1 e dall’Inter
con il dato peggiore –18,85:1. Persino superiore, stante la valutazione tecnica
fatta dal giornalista Bottarelli, a quella di Lehman Brothers pre-fallimento.
C’è da sottolineare, però, che l’Inter già da un biennio ha deciso di aderire
con forza al progetto del FairPlayFinanziario di Michel Platini (presidente
UEFA) e ha portato dentro alla compagine societaria un importante partner
cinese (particolarmente interessato alla costruzione di un nuovo stadio).
Questi due elementi dovrebbero consentire ai nerazzurri di migliorare,
nell’arco del prossimo biennio (soprattutto se sarà tenuto sotto controllo il
livello del monte ingaggi dei dipendenti/calciatori), questa situazione
economico-finanziaria.
Per quanto riguarda
l’AS Roma, il debito del club (superiore a 54 mln di euro) è
raddoppiato rispetto alla precedente stagione (sotto l’egida della famiglia
Sensi), i ricavi sono scesi nettamente e il fatturato è di poco superiore ai
115 milioni di euro. C’è da considerare che mancano all’appello sicuramente le
revenue prodotte dalla partecipazione alla Champions league, ma non c’è al
momento (sulla base dei risultati raggiunti: 11 punti, di cui 3 ricevuti a
tavolino) la certezza dell’iscrizione alla prossima edizione del torneo Uefa
per club (Juve e Napoli sembrano già avviate ad occupare i primi due posti; rimarrebbe
il posto da preliminare-Champions, ma il caso Udinese ha dimostrato che non è
un passaporto obbligato per il torneo a 32).
La squadra
giallorossa presenta, tra l’altro, una singolare lievitazione dei costi del
monte-salari (oltre 93 mln di euro secondo una analisi della Gazzetta dello
Sport), nonostante che, ad eccezione di Totti e De Rossi, non abbia al suo
interno dei veri top player, ma solo delle potenziali promesse (Castan, Lamela,
ecc.) e giocatori provenienti dal vivaio (come nel caso di Florenzi).
All’orizzonte c’è l’idea, entro il 2016, di costruire un nuovo stadio (si
presume nell’area di Tor di Valle, coinvolgendo nell’operazione il costruttore
romano Parnasi in cambio di azioni della società), ma manca all’appello la
legge sugli stadi (di cui si sta occupando personalmente il deputato FLI
Claudio Barbaro), che dovrebbe ridurre drasticamente a 3 gli anni per
l’inaugurazione di un impianto.
Pertanto i 4 anni annunciati dal presidente
James Pallotta, sono sicuramente un suo desiderio, ma di difficile attuazione
in un Paese come l’Italia e in una città come Roma, dove si va, tra l’altro,
verso una tornata elettorale che non confermerà l’attuale sindaco Gianni
Alemanno (nonostante quest’ultimo professi la serenità e la tranquillità del
vincente). Quindi passerà almeno un anno solo per chi capire chi della sinistra
(probabile compagine vincitrice) dovrà occuparsi di questa operazione che
impatterà sul territorio di Tor di Valle (senza considerare il fuoco di
sbarramento di Lega Ambiente, sempre molto attenta a potenziali iniziative di
speculazione edilizia). A Pallotta e soci (inclusa UC) toccherà quindi andare
più volte a ricapitalizzazione, in attesa di questo progetto (sempre che si
faccia) e di potenziali vittorie in ambito sportivo (dove al momento non ci
sembra che ci sia grande spazio a partire dall’ambito nazionale).
Di contro
l’A.s. Roma promette l’internazionalizzazione del brand (soprattutto nel
continente nord-americano) e accordi di partnership con parchi tematici come
l’ESPN di Orlando, di proprietà della Walt Disney. L’idea è sicuramente
suggestiva, ma per il momento il marchio As Roma appare, come risulta dal sito
del suddetto parco, nelle vesti di “sponsor” (quindi si deve evincere
che è la Roma che paga i gestori del parco e non il contrario): http://espnwwos.disney.go.com/about/sponsors/.
E’ chiaro che
l’A.s. Roma intende sfruttare questa operazione per farsi conoscere all’estero,
sperando di poter recuperare i soldi dellasponsorizzazione dalla cessione dei
diritti tv delle partite all’estero (a partire dal mercato italiano) e
dall’ingresso di qualche nuovo sponsor. Ma si tratta sempre di un’operazione
tutta da capire sotto il profilo della sostenibilità economica. Quello che
appare abbastanza visibile in tutti questi sei club è la ricerca di nuove forme
di ricavi, ma ad eccezione della Juve, nessuno dei restanti 5 può vantare uno
stadio di proprietà. Insomma come spesso succede in Italia ci si
“sveglia” quando ormai è troppp tardi e ogni anno che passerà
allargherà il gap tra il calcio italiano e quello del resto dei Paesi. Il
nostro è al quarto posto per volume d’affari secondo l’importante agenzia
Brand Finance, ma dietro cresce la Francia, il Portogallo e la Turchia e nei
prossimi 5 anni potremmo essere fuori non solo dal podio virtuale (già lo siamo
oggi), ma anche dalla top 5 europea. Un disastro per diritti tv,
sponsorizzazioni, ricavi da stadio e merchandising. E’ positivo quindi che i
nostri top club si siano svegliati, ma c’è da chiedersi se non sia troppo
tardi, considerando che sul tema degli stadi e della tutela dei marchi
(soprattutto se si parla di merchandising) si parla molto ma si fa ancora molto poco (c’è un ddl con firmatario Giovanni Lolli neppure calendarizzato alla camera dei deputati).
|
CLUB |
Data |
Attivo |
Patrimonio |
Attivo/PN |
Net Debt |
Capitale |
Capitale Investito Netto / PN |
% |
% PN /Capitale Investito Netto |
% Net debt /Cap. |
|
F.C.Internazionale Milano Spa |
30/06/2011 |
455.690.888 |
– |
– 18,85 |
– 77.593.532 |
|
– |
– 5% |
-45% |
-145% |
|
A.C. Milan S.p.A. |
31/12/2011 |
363.756.000 |
– |
– 4,72 |
– 290.777.000 |
213.686.000 |
– |
– 21% |
-36% |
-136% |
|
AS Roma S.p.A. |
30/06/2012 |
165.888.000 |
– |
– 3,16 |
– 54.755.000 |
2.292.000 |
– |
– 32% |
-2289% |
-2389% |
|
S.S. Lazio S.p.A. |
30/06/2012 |
185.154.912 |
|
|
– |
|
|
8% |
100% |
0% |
|
Juventus F.C. S.p.A. |
30/06/2012 |
427.780.347 |
|
|
– 127.700.000 |
192.308.583 |
|
15% |
34% |
-66% |
|
S.S.C. Napoli S.p.A. |
30/06/2011 |
110.053.332 |
|
|
|
|
0,82 |
27% |
121% |
21% |
(di Marcel Vulpis*) – Nel libro di Mauro
Bottarelli “Spread & Pallone”, presentato di recente a
“Quelli del Lunedì” (trasmissione condotta da Dario Donato su Class
CNBC), si parla del pericoloso rapporto tra totale attivo/patrimonio netto di
molti club (non solo italiani). Bottarelli fa riferimento, tra l’altro, al
risultato di questa “leva finanziaria”, che ha mandato a
gambe all’aria, come spiega a pag.37 del suo libro, la Lehman Brothers sotto i
colpi dei titoli “tossici” e dei mutui subprime. Ovvero un indice pari a 18:1.
Troppo anche per il colosso finanziario LB, che nel settembre 2008 dichiarò
fallimento e debiti per 613 miliardi di dollari.

