Politica – L’intervento di Claudio Barbaro (PDL) sul tema del federalismo

ROMA, “DISTRETTO FEDERALE” d’Italia
Si chiamano generalmente "distretti federali" o "capitali federali", e all’estero hanno il compito di delimitare amministrativamente quello che è il territorio dove le istanze non sono solo locali, ma riguardano tutto il Paese.
In Argentina la capitale federale è Buenos Aires, negli USA e in Brasile abbiamo Washington e Brasilia. Ma anche Londra, Parigi ed altre ancora godono di peculiarità non riscontrabili nel resto delle rispettive nazioni. 
Il motivo è facile da intuire: la gestione locale (quella che da noi oggi è la Regione o la Provincia) di una metropoli – spesso una megalopoli – non può avere le stesse caratteristiche (tecniche, politiche, giuridiche) delle altre parti di un Paese. Non in virtù di un privilegio, ma a causa delle incombenze alle quali una Capitale degna di tale nome è chiamata a fare fronte.
L’idea mi è venuta in occasione della provocatoria proposta secessionista (partita da Frosinone e Latina, ma "sposata" in fretta da larghe fette di consenso anche a Rieti e Viterbo) di una sorta di "giuramento laziale" da tenersi prossimamente a Fossanova, sede di una splendida abbazia in terra pontina. 
In quel luogo e in quell’occasione, i rappresentanti delle quattro province dovrebbero dichiarare l’indipendenza da Roma, a loro avviso "rea" di scarsa attenzione nei loro confronti: Frosinone, tanto per fare un esempio, nella neonata giunta-Polverini non ha neppure un rappresentante.
Ma – rovesciando il concetto – l’ipotesi appare ancor meno peregrina: "Roma Capitale", progetto-oggetto di cui si è parlato a lungo ultimamente, e per il quale si è già cominciato a stanziare parte dell’ingente gettito di fondi, necessita di snellirsi per poter svolgere appieno i suoi compiti.
Come per gli arrondissements parigini e i boroughs londinesi (assimilabili ai municipiromani), da una parte c’è la gestione della cosa pubblica nella sua quotidianità, nelle sue necessità contingenti. Per i "massimi sistemi", invece, bisogna che le istituzioni (quelle già preposte e quelle eventualmente ancora da creare) possano lavorare libere da impedimenti di carattere spaziale-geografico (chi ci vive, sa benissimo come sia impresa ardua anche soltanto divincolarsi nel traffico tentacolare di Roma, con pesanti conseguenze sull’agenda di ognuno). 
Una Roma finalmente impegnata "soltanto" nella gestione del Paese sarebbe una ricchezza per tutti: svanirebbe d’incanto l’odioso termine ("ladrona") che l’accompagna in certi ambienti, per i quali è difficile stabilire se ciò che viene fatto all’interno del Grande Raccordo Anulare sia nell’interesse comune oppure particolare. Una Roma arbitra del destino nazionale, affrancata anche dal solo sospetto di clientele locali, potrebbe davvero risvegliare sopiti lustri, come si converrebbe a chi ha per millenni segnato i destini d’Europa.
Caput Mundi non per usucapione, ma in ossequio alla Storia.
fonte: pagina personale di Claudio Barbaro su Facebook – http://www.facebook.com/pages/Claudio-Barbaro/111333174582?ref=ts 

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Marcel Vulpis

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