Stadi – Rassegna stampa: il futuro dell’Italia passa attraverso il ddl Lolli-Butti
Parte la corsa alla costruzione di nuovi stadi e alla ristrutturazione di quelli vecchi. Alcune società si sono mosse in anticipo, come la Juventus, altre lo faranno presto sotto la spinta della pesante deregulation imposta dal disegno di legge Crimi. In nome dell’urgenza di avere strutture più funzionali e moderne, i team potranno ottenere le concessioni in affidamento diretto, senza gara. Per la ristrutturazione di quelle vecchie basterà la Dia, quasi si trattasse di spostare un tramezzo in un appartamento.
Il Ddl è frutto di un’intesa bipartisan ed è stato approvato all’unanimità dalla commissione Cultura del Senato in sede deliberante. Salterà quindi il passaggio all’Aula e potrà sperare di ottenere un’analoga corsia preferenziale per il via libera definitivo alla Camera. La proposta lancia un piano straordinario triennale per rafforzare la sicurezza degli impianti, con un occhio di riguardo alla redditività dell’investimento. Tutti gli interventi inseriti nel piano, che sarà predisposto da Palazzo Chigi, saranno subito dichiarati «di pubblica utilità, indefferibilità e urgenza». Così da spianare la strada a eventuali espropri e varianti urbanistiche.
I nuovi stadi – con una capienza minima di 10mila posti – si faranno con accordo di programma, ovvero con un’intesa tra tutti i soggetti coinvolti da chiudersi in conferenza di servizi. Non serve l’unanimità: la conferenza potrà concludersi, dopo 90 giorni, a cura dei proponenti «tenendo conto – stando alla legge 241/1990 – delle posizioni prevalenti». Sarà quindi possibile andare oltre eventuali dissensi, esclusi quelli delle amministrazioni sensibili, come l’Ambiente o i Beni culturali, che invece sono superabili solo con una decisione del Consiglio dei ministri.
L’accordo basterà a far scattare la variante al Piano regolatore. Veloce e senza confronti anche la procedura di assegnazione dello stadio. Il testo chiarisce che «il Comune può concedere a titolo oneroso l’area, ovvero cedere, sempre a titolo oneroso, il diritto di superficie della stessa al soggetto proponente, tramite assegnazione diretta». Niente gara dunque ma cessione, anche in proprietà, alle società calcistiche che hanno già pronto il progetto. «Bisogna fare in fretta – spiega il relatore Cosimo Sibilia (Pdl) – sia per sostenere al meglio la nostra candidatura, sia perché i nuovi impianti saranno un volano eccezionale per l’economia delle città».
I nuovi impianti non saranno indirizzati solo al calcio ma pensati come complessi multifunzionali, con residenze, uffici e negozi. Fin qui il nuovo. Ma un’altra corsia preferenziale sarà a disposizione dei privati anche per risanare, riconvertire e ristrutture gli impianti esistenti e per metterli a reddito. Il Comune (a Roma il Coni) potrà arrivare a cedere del tutto la proprietà. Anche in questo caso – si legge nel testo – «con affidamento diretto». Per rendere redditizia l’operazione il Comune potrà mettere sul piatto anche «la possibilità di un ampliamento edificatorio delle cubature che già insistono sull’area interessata».
In altre parole, altre costruzioni limitrofe in variante, se necessario ai piani regolatori. Previsti poi incentivi finanziari: nel piano straordinario confluirà un fondo del credito sportivo per concedere contributi in conto capitale sugli investimenti. Laddove viene semplificato l’iter burocratico delle autorizzazioni: per ristrutturare i vecchi impianti basterà la semplice denuncia di inizio attività: in altre parole la richiesta del tecnico abilitato. Che si intende accolta, dopo trenta giorni con il semplice silenzio assenso del Comune.
Alcune società si sono già mosse. A parte la Juventus, che sta già portando avanti i lavori per lo stadio che sostituirà il Delle Alpi, il primo progetto di un impianto "dell’era moderna" presentato da una società di «serie A» è quello della Fiorentina, con la firma prestigiosa di Massimiliano Fuksas. Era il settembre del 2008 e il patron Diego Della Valle, nell’illustrare la cittadella viola (stadio da 40–50mila posti, centro commerciale, hotel e un parco a tema calcistico), chiedeva sostegno al mondo politico cittadino, guidato allora da Lorenzo Dominici. Ora con il nuovo sindaco Matteo Renzi, la discussione ruota sulla zona dove far nascere l’impianto: si tratta dell’area Castello, a nord della città, da un anno oggetto di un’inchiesta riguardante la sua trasformazione urbanistica. Una volta sbloccata la situazione (ma i tempi non sono brevi) si procederà con un project financing.
La Roma ha presentato il mese scorso lo stadio Franco Sensi (progetto di Gino Zavanella), che dovrebbe sorgere in zona Massimina, lungo l’Aurelia. Per la struttura (55–60 mila posti su due livelli), le infrastrutture e le cubature limitrofe (residenze più il centro commerciale più grande d’Europa) mancano però tutte le autorizzazioni urbanistiche, a cominciare dal parere della sovrintendenza beni archeologici che ha già dichiarato l’esistenza di una villa imperiale sui terreni di proprietà del costruttore Sergio Scarpellini. Mentre la Lazio, che sembrava in anticipo rispetto alla Roma sulla questione stadio, non ha ancora presentato le tavole dell’impianto che sorgerà in zona Tiberina sui terreni di Mezzaroma.
A Genova è tramontata l’ipotesi, dopo la bocciatura dell’Enac per la vicinanza con l’aeroporto, di realizzare uno stadio a Sestri Ponenti. Per non perdere il treno di Euro 2016, si sta pensando a un’altra area. Si parla dell’ex Colisa a Campi, appoggiata dalla Sampdoria ma non dal Genoa, legato al Ferraris. A Napoli Aurelio De Laurentiis è intenzionato a rinnovare completamente il San Paolo, mentre a Milano si era parlato di un nuovo impianto per l’Inter in zona Rho-Pero in vista dell’Expo, ma al momento San Siro (che ristrutturato diventerebbe, secondo Adriano Galliani, la nuova casa del Milan) – insieme all’Olimpico di Roma e al San Nicola di Bari – è l’unico grande stadio attrezzato a ospitare l’Europeo del 2016.
fonte: IlSole24Ore.com

