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Ricerche – StageUp fotografa i desideri calcistici degli italiani in una indagine demoscopica.

Lunedì 22 giugno il calcio italiano eleggerà il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Vista l’importanza del calcio emerge una domanda: cosa vuole davvero l’Italia calcistica? Non gli addetti ai lavori, non i tecnici del calcio, ma i milioni di cittadini e cittadine che ogni domenica seguono il campionato con interesse e passione?

A tre giorni dalle elezioni federali, StageUp, tra le aziende di riferimento nella consulenza sportiva, e Ipsos-Doxa, leader italiana nelle ricerche di mercato, forniscono una risposta basata su dati: i risultati di una indagine demoscopica* che ha chiesto agli italiani di ordinare le priorità strategiche per il rilancio del calcio italiano. Quello che emerge è un quadro sorprendente, coerente e maturo. Non è il grido confuso di una tifoseria divisa ma un vero e proprio progetto di rilancio.

credit photo StageUp

SICUREZZA, GIOVANI E GOVERNANCE SUL PODIO DELLE PRIORITÀ

La sicurezza negli stadi e il recidere i legami con gli ultras violenti è la priorità assoluta con il 72,8% di consenso. Ma quando si chiede di ordinare i tre temi più urgenti lo stimolo degli investimenti nei settori giovanili (con il 70,7% che la ritiene importante) schizza al 1o posto con il 38,9% delle citazioni superando la stessa sicurezza a quota 37,5%.

Chiude il trittico delle priorità la riforma della governance FIGC e del sistema calcistico nel suo complesso: Il 64,2% la ritiene fondamentale e si posiziona al 3o posto per urgenza con il 28,8% delle citazioni.

“Sono i tre pilastri di una trasformazione reale,” analizza lo studio. “Non sono separate, sono interconnesse. È complesso attrarre investimenti nei giovani senza affrontare i temi della sicurezza e delle strutture. Non puoi riformare la governance senza una visione di lungo periodo che abbracci il futuro sia nel gioco che degli stadi. Emerge la consapevolezza che solo all’interno di un nuovo equilibrio di governo, in sintonia con il Sistema Paese, sarà possibile realizzare le altre priorità necessarie al rilancio del calcio.”

TV, STADI E ARBITRAGGI

Oltre alla sicurezza, i giovani e la governance emergono altre tre priorità che completano il mosaico di una possibile rinascita: favorire la presenza dell’offerta televisiva in chiaro (68,9% di consenso), modernizzare gli stadi italiani (68%) e riformare l’arbitraggio con arbitri professionisti e nuovo uso del VAR (64,4%). Sono temi che si possono complessivamente inquadrare nella spinta a trovare un equilibrio tra la sostenibilità economica e la volontà di mantenere per il calcio una valenza popolare non dotata di perfezione ma certo di trasparenza e coerenza.

credit photo @Oktagon MMA

NIENTE SCORCIATOIE

A conferma della consapevolezza e la visione di lungo periodo è la parte bassa della classifica.

Favorire l’ingresso di campioni stranieri con benefici fiscali? Solo il 37,1% lo ritiene importante ponendo il tema all’ultimo posto in termini di urgenza. In un quadro complessivo questa bocciatura non appare come populismo anti-straniero ma come rifiuto di una scorciatoia che, come altre, negli ultimi quindici anni ha fallito ripetutamente.

Coinvolgere i tifosi nella proprietà e nelle decisioni dei club? Solo il 46,6% lo sottoscrive ponendolo al terz’ultimo posto in termini di urgenza. Emerge un’autocoscienza non scontata. Gli italiani non credono nella democrazia diretta calcistica come soluzione. Sanno che serve managerialità, non solo passione.

Ridurre il numero di club in Serie A, B e C per aumentare la sostenibilità economica? Solo il 46,8% la supporta e lo colloca al quint’ultimo posto per urgenza. La riforma serve ma ridurre il tutto a meno squadre curerebbe i sintomi, non la malattia.

Porre regole stringenti per l’ingresso di società finanziarie nella proprietà dei club? Il sostegno è di oltre la metà del campione (55,2%) ma condizionato in termini di urgenza (quart’ultimo posto). Può essere letta come cautela intelligente: “Sì ai capitali finanziari ma all’interno di un quadro chiaro e di lungo periodo.”

GLI ALTRI TEMI: INCLUSIONE E SOSTENIBILITÀ

Al centro della classifica emergono temi che rivelano una visione d’insieme: ridistribuzione equa dei ricavi (58,3%), sostegno al calcio femminile e dilettantistico (57,8%), riduzione del numero di partite per proteggere i giocatori (50,6%).

Dati che fotografano un’Italia calcistica consapevole del ruolo sociale del calcio, che non guarda solo ai massimi livelli competitivi e percepisce il sistema come un organismo complesso dove la base, l’inclusione e una visione al di là del genere sono parte della soluzione e non accessori.

<< Questa ricerca ci ha stupito per la sua coerenza interna. >> dichiara Giovanni Palazzi, Presidente di StageUp (nella foto in primo piano) << Non troviamo populismo ma visione. Gli italiani non dicono “via gli stranieri”: dicono “gli stranieri sì, ma solo se contribuiscono al progetto, non se lo esauriscono.” Non dicono “i tifosi devono comandare”: dicono “il calcio va gestito da professionisti che sanno quello che fanno.” Non dicono “tagliamo le squadre”: dicono “prima risolviamo i problemi alla base.” Dall’indagine emerge il ritratto di un’Italia che ha riflettuto sui fallimenti degli ultimi quindici anni e ha tratto conclusioni mature. Non chiede rivoluzioni, chiede coerenza. Chiede che si affrontino i nodi autentici in sequenza: prima la sicurezza, poi gli investimenti nei giovani,e infine la governance che è lo strumento per realizzare il progetto. Quello che mi colpisce di più è quello che non chiedono gli italiani. Non chiedono scorciatoie. Non chiedono di comprare campioni già pronti e dire che il problema è risolto. Non chiedono che i tifosi prendano il comando. Hanno la consapevolezza che il calcio moderno richiede competenze manageriali. Non chiedono di chiudere i confini. Chiedono che il sistema funzioni secondo le sue stesse logiche, ma con visione, chiarezza e trasparenza >>.

Andrea AlemannoHead of Public Affairs di Ipsos Doxa “Gli Italiani hanno a cuore il calcio, seguono il calcio, e vorrebbero che la FIGC comprendesse questo amore e lo rispettasse, rendendo il gioco fruibile e capace di generare un positivo impatto sociale. Il calcio è parte della società, come dice Eva Sacchi, Research Director di Ipsos Doxa, è ancora una delle (poche) forme di aggregazione vera, fisica e diffusa, uno spazio sociale diffuso in un mondo che ne ha sempre meno. E quindi gli italiani chiedono un calcio responsabile, aggregante, non una zona franca dove la legalità sembra sospesa. Si vuole un calcio che coinvolga e aggreghi i giovani. E si vuole un calcio che sia di nuovo per tutti, dove i contenuti a pagamento siano un’offerta aggiuntiva, non una barriera alla fruizione di chi non possa permetterselo. E dove lo stadio sia un luogo per e con la gente, sicuro, moderno, inclusivo che non determini una barriera tra chi può essere dentro e chi deve restare fuori. E questo lo si può fare con una governance concreta e al contempo visionaria, non ostaggio di interessi del momento che pure esistono ma non devono immobilizzare il settore >>. (fonte: StageUp.com)

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