Gecomed Rescue lancia la cardioprotezione in mare: coinvolti, in un progetto speciale, skipper ed equipaggi.
DEFIBRILLATORI E FORMAZIONE A BORDO: NASCE UN PROGETTO INNOVATIVO CHE PUÒ SALVARE LA VITA IN NAVIGAZIONE.
Promossa in mare la cardioprotezione con un progetto speciale fondamentale per la tutela della salute. Quando un’imbarcazione, infatti, si allontana dalla costa, l’arrivo dei soccorsi smette di essere una certezza immediata e diventa una variabile. Le distanze si allungano, i tempi si dilatano e ciò che sulla terraferma appare semplice, un intervento rapido, tempestivo, si trasforma in un’attesa incerta.
È in questi scenari che l’emergenza assume un significato diverso. In Italia, ogni anno, circa 70mila persone vengono colpite da arresto cardiaco fuori dall’ospedale e, senza un intervento immediato, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono fino al 10% per ogni minuto che passa. Sulla terraferma, un’ambulanza può arrivare in pochi minuti. In mare, gli stessi minuti diventano spesso incalcolabili. E proprio in questo intervallo — tra l’emergenza e l’arrivo dei soccorsi — si gioca tutto. Ogni istante senza rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione riduce drasticamente le possibilità di sopravvivere.
Da questa consapevolezza nasce il Progetto di Cardioprotezione in Mare, un’iniziativa promossa da Gecomed Rescue per portare a bordo delle imbarcazioni non solo strumenti salvavita, ma anche le competenze necessarie per utilizzarli in modo efficace.
Il progetto è portato avanti da Gecomed, realtà italiana impegnata nella formazione sanitaria, ed è sviluppato da Gecomed Rescue, divisione specializzata nella formazione BLSD e riconosciuta come International Training Site dell’American Heart Association. L’obiettivo è trasferire nel contesto nautico un principio ormai consolidato sulla terra: intervenire subito, prima dell’arrivo dei soccorsi avanzati. Perché in mare la differenza non la fa chi sta arrivando. La fa chi è già lì.
«In mare non esiste attesa: esiste solo il tempo utile», spiega il professor Danilo Tarroni, medico specialista impegnato nella divulgazione sulla prevenzione e diffusione della cultura delle manovre salvavita. «Intervenire nei primi minuti è ciò che realmente cambia l’esito di un arresto cardiaco. Per questo è fondamentale non solo avere un DAE a bordo, ma anche persone adeguatamente formate, in grado di riconoscere l’emergenza, eseguire le manovre rianimatorie ed usare il defibrillatore tempestivamente e correttamente. La preparazione dell’equipaggio diventa così parte integrante della sicurezza in mare».
Il cuore del progetto è semplice ma destinato a trasformare il modo di concepire la sicurezza a bordo: defibrillatori sulle imbarcazioni, equipaggi formati e diffusione di una cultura della prevenzione.
Un modello che si inserisce nel solco della Legge Mulè del 2021, che ha ampliato la diffusione dei defibrillatori e l’accesso alla formazione anche ai cittadini non sanitari, e che oggi trova nel mondo della navigazione un naturale ambito di estensione. In mare, però, la tempestività non è solo importante: è una condizione essenziale. Nei primi mesi di attività, il progetto ha già coinvolto molte persone tra skipper e membri degli equipaggi, con molte ore di formazione già erogate. Dati che testimoniano un interesse crescente e una progressiva attenzione verso il tema della cardioprotezione anche nel settore nautico.
I primi segnali arrivano anche dal mondo del charter. Tra le realtà che hanno intrapreso questo percorso figura MadMax, che da giugno ha installato il DAE sui propri 20 catamarani e completato la formazione degli skipper. Una scelta introdotta come evoluzione delle procedure di sicurezza, soprattutto nelle navigazioni lontane dalla costa, dove i tempi di intervento sono inevitabilmente più lunghi.

La cardioprotezione in mare non riguarda però soltanto i professionisti del settore. Riguarda chiunque viva il mare: famiglie, gruppi di amici, skipperi, equipaggi che trascorrono giorni o settimane in navigazione. In questi contesti, la presenza di un defibrillatore e la capacità di utilizzarlo possono trasformare un evento critico in una concreta possibilità di salvezza.
È proprio su questo aspetto che il progetto intende incidere: non solo introducendo strumenti, ma contribuendo a costruire una nuova consapevolezza. Perché controllare il meteo prima di salpare è normale. Verificare le dotazioni di bordo è normale.
Sapere come salvare una vita dovrebbe esserlo allo stesso modo.
Gecomed Rescue sta lavorando per ampliare ulteriormente l’iniziativa, coinvolgendo scuole di vela, porti turistici, associazioni di diportisti e operatori del settore. L’obiettivo è sviluppare una rete di cardioprotezione diffusa anche in ambito nautico, capace di rendere la sicurezza cardiaca parte integrante della cultura del mare in Italia.

