Nella sfida tra Tavecchio e Albertini ha vinto solo la democrazia

Nella vittoria elettorale di Tavecchio ci sono delle pedine importanti: Claudio Lotito (numero uno della SS Lazio), in primis, seguito da Andrea Abodi (presidente Lega serie B). Lotito è stato un aggregatore infaticabile di consensi elettorali, dispensando consigli, telefonate e pacche sulle spalle fin dentro l’urna (come nel caso di Aurelio De Laurentiis). Adesso bisognerà capire se sarà una presenza “discreta” o meno, durante il mandato (appena biennale) di Tavecchio.

Abodi, invece, è l’alleato più fedele e trasparente di questa tornata elettorale. Ha subito espresso i suoi favori su Tavecchio, non ha mai avuto tentennamenti, e potrebbe anche essere scelto come vice-presidente per attuare quel lavoro di riforma della governance tanto atteso dall’opinione pubblica.

Sempre Abodi è un peacekeeper. Potrà sicuramente ricucire strappi, anche violenti, con le altre componenti avversarie e con quei club (vedi il Toro di Urbano Cairo) che non l’hanno seguito fino all’ultimo.

Di una cosa siamo certi: nonostante il killeraggio mediatico nei confronti di Tavecchio, perpretato in queste ultime settimane, e gli attacchi d’ogni dove subiti dall’ex numero uno della LND, oggi all’Hilton di Fiumicino ha vinto la “democrazia“. Non c’è macchina del fango che possa fermare un consenso elettorale così vasto e così è stato per fortuna. Ce ne saremmo rammaricati da un lato, spaventati dall’altro. Crediamo nella democrazia e se un candidato prende il 63 per cento dei consensi è giusto che oggi sieda in FIGC. Ci dispiace, ma ancora non siamo in dittatura e ci piace gridarlo forte.

In bocca al lupo presidente Tavecchio e adesso si concentri sulle riforme più importanti del sistema calcio italiano. La gente vuole un presidente “decisionista” e lei lo è. Adesso deve solo lavorare, e, tappa dopo tappa, raggiungere i traguardi attesi da tutti. Buon lavoro da parte della nostra agenzia giornalistica.
Ha vinto alla fine Carlo Tavecchio, che, conquistando oltre il 63 per cento dei consensi, ha portato a casa l’ambito traguardo della presidenza della Federcalcio (FIGC). 
Travolto dallo tsunami della presunta frase razzista sui “mangia-banane” (si parla già di Fiona May come consigliere anti-razzismo) avrebbe dovuto perdere, giorno dopo giorno, alleati e consensi, a favore del rivale Demetrio Albertini, giovane ex calciatore 42enne della Nazionale e del Milan. Invece, non ha perso un voto, anzi ha rispedito al mittente (Aic, Aia e Allenatori) la candidatura “forte” del capo delegazione della nazionale tricolore in Brasile.

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Marcel Vulpis

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