Ultim’ora – Allianz per i Saracens, ancora nessun title per la Juventus
la società londinese, infatti, ha annunciato un accordo con la società tedesca Allianz per la sponsorizzazione del nuovo stadio, che vedrà la luce nei prossimi mesi. Un accordo ricchissimo, da otto milioni di sterline (circa due milioni di euro annui), che andranno a coprire buona parte della ristrutturazione del Copthall Stadium, che costerà circa 20 milioni di sterline. Lo stadio per i prossimi sei anni verrà chiamato Allianz Park e avrà una nuova capienza di 10 mila persone con campo interamente in sintetico.
Ed ecco che arriviamo alla Juventus. Sui giornali italiani si è parlato di crisi per spiegare le ragioni dell’assenza di un title sponsor, che avrebbe dovuto portare in dote Sport5, specializzata proprio nelle title-sponsorship degli impianti sportivi (soprattutto in Bundesliga, dove è market leader). E invece ancora nulla. Per pareggiare il minimo garantito di 72 milioni di euro, dovrebbe portare a casa non meno di 6 milioni di euro. Nella realtà sono cifre folli per un mercato, quello italiano, dove lo Juventus stadium è sì un modello da seguire, ma anche una cattedrale stupenda nel deserto del nostro Paese. Logico quindi che ci siano delle remore a investire, visto che non c’è un sistema che dà vita a nuovi progetti e all’ingresso di nuovi partner di livello. Alla luce però della sponsorship dei Saracens, finiamola di dire che c’è crisi, perchè la crisi esiste anche in Inghilterra e Allianz ha scelto di legarsi al rugby e ai Saracens pur in un momento di stagnazione economica. Se i Saracens fossero stati un club di premiership inglese (la serie A del calcio britannico) questo importo sarebbe cresciuto almeno fino a 4.5 mln di euro annui, proprio i soldi che dovrebbe cercare oggi di portare a casa la Juventus. Quindi ancora una volta è una dèbacle del marketing sportivo italiano.
Cosa c’entra una sponsorship di una squadra di rugby inglese (il popolare club Saracens) con la Juventus F.c., campione d’Italia della serie A di calcio? A prima vista nulla e invece ci consente una riflessione purtroppo amara per il nostro movimento e marketing sportivo. Secondo quanto riporta Duccio Fumero, seguitissimo blogger/giornalista su Blogosfere.it

