Tempi supplementari – Il caos della Lega serie A e Abodi all’unanimità in B

Perché ce lo vieta il buonsenso e le tradizioni dell’associazione degli industriali, che non hanno mai bloccato un rinnovamento con due-tre voti di franchi tiratori. Cosa che, invece, succede ferquentemente nella serie A calcistica.
Oggi pomeriggio dovrebbe andare in scena un altro balletto milanese. Per la semplice ragione che i sostenitori di Abodi, che ha lasciato, seguiteranno a votare (in 7-8) contro qualsiasi  candidato verrà benedetto da Milan e Lazio. Una soluzione ponte potrebbe essere la candidatura alla presidenza di Lega del direttore generale Marco Brunelli. Anche per eleggere quei consiglieri federali “vacanti” nel governo Figc. Ma è sempre in agguato il partitino per la conferma del dimissionario di lungo corso Maurizio Beertta. Perciò, come direbebro in Vaticano per l’elezione papale: fumata nera e cardinali a letto presto. Con un occhio aperto, però. perché da via Allegri potrebbero dare il via libera al commissario federale, anche per cambiare quelle barocche regole elettorali. Amen.
già v. caporedattore alla Gazzetta dello Sport. Segue politica e giustizia dellosport anche in occasione del mondiale di Italia ’90. Nel 1997 vince il Premio Saint Vincent-Presidenza della Repubblica con un’inchiesta sul doping. Nel  2000 partecipa alla redazione del Dizionario del Calcio Italiano ed. Baldini&Castoldi per la parte riguardante la giustizia ordinaria e sportiva. Nell’anno accademica 2005-2006 insegna istituzioni e giustizia sportiva nel Master di management di sport alla Libera Università San Pio V (Luspio) della Cei. Nel 2009 il Coni gli conferisce la Stella d’Oro al merito sportivo “per l’impegno e la professionalità nel seguire l’attività del movimento sportivo italiano”.

(di Gianni Bondini*) – In 22 su 22 società della lega di B oggi hanno riconfermato Andrea Abodi  loro presidente. Una dimostrazione di apprezzamento e di unità. Qualità che ripagano Abodi  dell’esperienza elettorale per la presidenza  di A, quanto meno, sconcertante. Con la conquista di una maggioranza relativa, il 21 dicembre dell’anno scorso, di 11 voti su 20, calata a 8 voti l’11 gennaio, che Abodi non ha potuto sfruttare a suo vantaggio per  le accomodanti (a favore di alcuni “noti”) regole elettorali che inchiodano a 14 voti il quorum obbligatorio per la poltronissima della A. Una serie maggiore che non indicheremo più come “Confindustria del calcio. 

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