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Su Stadiotardini.com un commento sul progetto del Parma Brand


DSC00130(Marcel Vulpis) – Plaudo all’iniziativa del presidente Ghirardi relativamente al lancio di Parma Brand e di tutte le iniziative correlate, dal nuovo store di merchandising (sicuramente più bello e moderno di quello attuale), fino alle attività di valorizzazione deglielementi tipici del territorio parmigiano, come, per esempio, la cultura e l’enogastronomia. Soprattutto questa filiera può diventare un asset interessante per fare brand positioning per quei tifosi che amano seguire il calcio, oltre la loro squadra, e possono essere interessati a vivere un sabato o una domenica in compagnia, sviluppando quello che tipicamente viene definito marketing sport-turisticoSarebbe però interessante conoscere gli elementi fondamentali del piano industriale…

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marcel_vulpis11Mi spiego meglio: aprire store, lanciare iniziative è tutto molto bello, ma quali sono i numeri da qui a 18 mesi (almeno) che il Parma FC intende raggiungere e che impatto avranno sulle casse del club? Se non abbiamo questi due dati diventa difficile capire se la strategia posta in atto è un’opportunità reale di crescita per il club o meno. Il calcio, e non parlo solo del Parma, deve essere un po’ meno autoreferenziale e spiegare agli addetti ai lavori (parlo soprattutto dei rappresentanti dei media) glistep dei progetti, gli aspetti tecnico economici, ecc.Il nostro ruolo non deve essere quello di fare da megafono di iniziative altrui, ma spiegarle con parole semplici al grande pubblico e dove possibile fare anche un minimo di critica costruttiva. Detto questo ho visitato di recente lo stadio Tardini e mi era piaciuto sia lo store precedente che quello attuale (con una politica dipricing molto contenuta, considerati anche i tempi attuali e la capacità di spesa delle famiglie), sia l’area DSC00039ospitalitàcompletamente nuova, con tanto di ristorante vista stadio e un pool di 8 Sky boxLa strada intrapresa dal Parma FC. è quella giusta e mi fa piacere che, anche dopo la mia intervista al vostro portale, sisia iniziato a capire che la plusvalenza in bilancio non è fonte di ricavo. Meglio quindi vendere 100 mila maglie repliche tra Italia ed estero, che fare una plusvalenza con un giocatore. Perché il ricavato delle maglie finisce nel conto corrente del Parma, la plusvalenza è solo un aspetto di contabilità. Chi vuole intendere, intenda!”.

di Marcel Vulpis, direttore dell’agenzia Sporteconomy ed economista specializzato in tematiche di sport-business

 

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LA DILAGANTE MODA DELLE PLUSVALENZE: “I CLUB NON POSSONO ESSERE TRASFORMATI IN CENTRALI DI ACQUISTO. I PRESIDENTI DOVREBBERO PENSARE A MIGLIORARE LO SPETTACOLO SPORTIVO”

 

NON E’ DETTO CHE LE PLUSVALENZE SIANO UN INDICATORE DI BONTA’ DI GESTIONE…

 

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Stadiotardini.com ha chiesto un intervento al direttore dell’agenzia Sporteconomy ed economista specializzato in tematiche di sport-business che qualche mese fa, attraverso il nostro quotidiano on line aveva suggerito di non fossilizzarsi solo sulle plusvalenze, ma di trovare altre forme di sostentamento: “Meglio vendere 100 mila maglie repliche tra Italia ed estero, che fare una plusvalenza con un giocatore, perché il ricavato delle maglie finisce nel conto corrente del Parma, la plusvalenza è solo un aspetto di contabilità. Chi vuole intendere, intenda!”

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