Sport&Sociale – La mafia con le mani nel calcio
“La squadra di calcio come controllo del territorio“. La mafia sta mettendo le mani sul pallone, anzi le ha già messe. “E non c’è da stupirsi, perché questo spaccato inquietante viene da lontano”, è il coraggioso affondo diDon Luigi Ciotti e dell’associazione Libera che confluisce in un dossier, che partendo dal caso Potenza, coinvolge diversi pezzi d’Italia.
“La criminalità organizzata ha allungato le mani anche sul business calcio, con più di 30 clan direttamente coinvolti o contigui censiti nelle principali inchieste riguardanti le infiltrazioni mafiose e i casi di corruzione nel mondo del pallone. Mi stupisco di chi si stupisce – ammette don Luigi Ciotti, presidente di Libera – da sempre le mafie hanno puntato al controllo sul territorio anche attraverso le squadre di calcio. E oggi più che mai gestiscono il calcio scommesse, condizionano le partite, usano lo sport per cementare legami della politica, riciclano soldi“.
Dalla Lombardia al Lazio, passando per la Campania, la Basilicata, la Calabria e la Puglia, con “sospetti” in Abruzzo e un “radicamento profondo” in Sicilia. La geografia della commistione di calcio e illegalità disegnata dal dossier risparmia poche aree del Paese.
“Il sistema calcio parte dalle scuole giovanili, dove più dei meriti contano le appartenenze alle cosche e la raccomandazione deviata, ma si sviluppa e si autoalimenta attraverso attività di copertura, riciclaggio di soldi sporchi, compravendite in nero, gestione delle scommesse“.
Secondo l’associazione "LIBERA" fondata da Don Ciotti, ormai nel calcio si contano più di 30 clan legati in vario modo (direttamente o indirettamente) a club di calcio (soprattutto nelle serie minori).

