Sport&Politica – Josefa Idem (PD) racconta la sua esperienza nello sport
I nostri giovani devo riprendere da te, come esempio da seguire e per capire quale sia il modo giusto di vivere lo sport. Che consigli ti sentiresti di dare a giovani ragazzi esordienti?
“Lo sport è innanzitutto uno stile di vita che permette di stare in gruppo ed a confronto con gli altri; l’aspetto della competitività è una conseguenza dello stare insieme. L’agonismo, invece, è un aspetto collaterale, una possibilità se la preparazione fin dall’inizio è fatta con criterio”.
Avevi dieci anni quando hai scelto la canoa. Perché?
“Io ho fatto ginnastica artistica da piccola ma non ero molto ‘flessibile’, sciolta insomma. Avevo una struttura corporea troppo rigida, credo si capisse che non era il mio sport. Stessa cosa per il nuoto, dove dicevano che sembravo un’anatra di ferro, così anziché stare dentro l’acqua mi ci sono messa sopra, anche se devo dire che è la canoa che è venuta a cercare me. I veri risultati sono iniziati dai 32 anni in poi: da giovane dovevo ancora imparare a vincere e i risultati si sono visti col tempo”.
Cosa hai fatto da ministro dello Sport? Cosa non ti è stato permesso?
“E’ importante capire come sia possibile intervenire in un settore che non ha portafoglio. In quei sei mesi da Ministro mi sono resa conto che nel mondo dello sport ci vorrebbero tante riforme. Oggi noi diamo una laurea ai giovani senza insegnare loro alcun mestiere. Il lavoro, nell’ambito sportivo, non è definito e regolamentato, bisognerebbe ridare importanza a questo settore, accantonato da troppo tempo”.
A proposito di interventi, com’è il clima politico da sabato in risposta a quello che è accaduto nella finale di Coppa Italia?
“Io non ho parole, condivido quelle di Napolitano. E’ vero, quello che è successo è lo specchio del nostro Paese. Troppo spesso, le situazioni turbolenti e che minano l’ordine pubblico, sono in mano a pochi ‘deficienti’. Servono politiche di sicurezza, misure severe, non è concepibile che il contribuente debba pagare la sicurezza, quando sarebbero le società di calcio a doversi far carico di tali spese, basta guardare l’Inghilterra. C’è troppa differenza tra il nostro sistema e quello estero. Gli impianti dovrebbero essere gestiti dalle società, quindi servirebbe una nuova legge per gli stadi, come quella avviata e poi bloccata per timore di speculazioni edilizie”.
Anni fa l’Italia avrebbe dovuto ospitare i campionati europei, poi abbandonata per mancanza di fondi. Ora si parla di Europei di calcio a Roma e in Italia del 2020. La città è pronta?
“Per ciò che riguarda il lato impiantistico, potremmo essere all’altezza. Per quanto riguarda invece la Capitale nello specifico, è chiara la difficoltà economica in cui attualmente si trova. Bisognerebbe prendere in considerazione una serie di fattori, tra cui la crisi economica, la viabilità che sono concatenati tra loro”.
Episodio Alves. Come mai il gesto del giocatore del Barcellona ha avuto un eco mondiale mentre l’iniziativa della Federcalcio italiana riguardo al razzismo non ha sortito alcun effetto positivo?
“Questa vicenda non riesco a spiegarmela. In queso campo stiamo toccando il fondo dal punto di vista etico e morale. Rispecchia più devianze insite nella società. Bisogna seguire un codice etico e morale, non sempre questo purtroppo avviene”.
Josefa Idem, Senatrice del Partito Democratico ed ex Ministro per le pari opportunità, lo sport e le politiche giovanili, è intervenuto ai microfoni di Qlub Radio FM 89.3 a Roma e nel Lazio. Questo quanto evidenziato dalla nostra redazione.

