Sport&Guerra – Un post di riflessione sulla guerra siriana
È notizia che un calciatore del club siriano Al-Wathba è stato ucciso da una scheggia di mortaio mentre si preparava per l’allenamento con i suoi compagni e quelli di un’altra formazione di Damasco, i notiziari parlano anche di una ventina di feriti. Lo so, la guerra in Siria uccide tutti i giorni ma io mi soffermo su questa morte in particolare, in teoria non ha senso. Lo ha però su un blog che parla principalmente di calcio. Quella degli appartenenti a queste due squadre è semplice follia o resistenza ad oltranza agli orrori della guerra, una sorta di autoesorcismo, una cieca determinazione nel mantenere almeno parte della propria vita in piedi mentre intorno crolla tutto?
Lo sport è passione, disciplina, rispetto, competizione.
Può significare anche amicizia, fratellanza, impegno comune, può essere un ponte tra diverse religioni, razze e mondi.
Il sacrificio estremo di Youssef Sleiman vuol dire tutto questo e di più in una terra martoriata dalla guerra civile. I proiettili di mortaio che hanno centrato gli spogliatoi, e che per fortuna non hanno provocato una strage più grande, sono sicuro che non fermeranno la passione dei suoi compagni, non altereranno la risolutezza di chi non vuole arrendersi, di chi vuole celebrare la vita correndo dietro ad un pallone sopra un prato verde, anche se sfigurato dai crateri delle bombe, perchè non esiste modo più bello.
Riprendiamo un bellissimo “post” di Stefano Faccendini pubblicato all’interno del suo blog Quandogliscarpinieranoneri.wordpress.com sul tema della guerra in Siria. Faccendini è un tifoso ed appassionato di calcio, vive da tempo all’estero in Gran Bretagna e si è sempre distinto per commenti che fanno onore a chi dice e professa di amare il pallone. Per questa ragione e per la qualità dei contenuti abbiamo deciso di riprendere questa sua riflessione sulla guerra in Siria, che ha toccato (purtroppo), tempo fa, un calciatore sconosciuto del club siriano dell’Al-Wathba.

