Si torna a parlare di doping nello sport italiano


(di Gianni Bondini) Il “ventaccio” del doping soffia sull’atletica. Convocati dalla Procura antidoping tre staffettisti (Simone Collio, Roberto Donati e Maurizio Checcucci) che agli Europei 2010 a Barcellona vinsero la medaglia d’argento nei 4X100 m. Perché nelle carte della Procura della Repubblica di Bolzano, che indaga sul doping del marciatore altoatesino Alex Schwazer, Collio, Donati e Checcucci avrebbero ammesso di aver fatto uso di iniezioni di Bentelan (cortisone) prima delle gare e quello è un farmaco vietato.

Questo filone d’inchiesta si svilupperà negli uffici dello Stadio Olimpico (appuntamento venerdì alle ore 13) poche ore prima del Mennea Day, che si svolgerà a poche centinaia di metri: allo Stadio dei Marmi che porta anche il nome di “Pietro Paolo Mennea”. Uno scherzo della sorte, ricordando le prese di posizione contro il doping del campione
scomparso da due anni (molte delle quali raccontate proprio dalle pagine web di questa agenzia giornalistica).

La ripresa dell’inchiesta Schwazer e dei suoi derivati ha già iscritto nell’elenco degli indagati per doping (legge penale) dalla Procura di Bolzano i medici della Fidal  Pierluigi Fiorella e Giuseppe Fischietto e la dirigente-tecnico Rita Bottiglieri. Ci auspichiamo da un lato che i soggetti coinvolti possano dimostrare fino all’ultimo di essere innocenti, nel caso contrario sarebbe il momento giusto per scardinare un vecchio, collaudato e ignobile sistema di pratiche farmacologiche. Quelle per le scorciatoie a caccia di medaglie poco pulite, che vorremmo dire “è stato” l’obiettivo di un certo mondo dello sport italiano (ma non di tutti, perché è giusto non scendere nel più trito qualunquismo). Tradotto in partiche illecite da medici spregiudicati, tecnici maneggioni e dirigenti menefreghisti, per non dire compiacenti. Un esempio, Alex Schwazer poteva partire per Londra 2012 un paio di giorni prima della sua gara di marcia. Per  proprio conto, ma venne
pizzicato da un controllo antidoping a sorpresa: positivo all’eritropoietina. Chi consentiva certe libertà? Perché attorno agli atleti circolavano più medici che allenatori?
Domande semplici, che attendono risposte da decenni. Sicuramente da prima che fosse eletto presidente del Coni Giovanni Malagò e s’insediasse il suo staff e prima che, ad esempio, nell’atletica comandasse Alfio Giomi. E, allora, questi presidenti possono (e debbono) fare pulizia. E’ il momento, è il luogo e ci sono le persone giuste per farlo. Ignavia e pressappochismo dimostrerebbero il contrario….A proposito che fine ha fatto il passaporto biologico per tutti gli atleti? Non abbiamo dimenticato una raccomandazione del
professor Carlo Vittori: <<Pesate un atleta all’inizio della stagione e ripesatelo alla fine, se avrà accumulato 5 chili sarà sospetto. Non sarà una violazioni della dieta>>. Adesso peseremo le decisioni del Coni. Ci vuole rigore e mano ferma, per non dire severità. E’ il tempo dell’esempio e non può non essere che nel solco dell’etica. Meglio anche 10 medaglie in meno all’Olimpiade (estiva o invernale) e potersi fregiare solo di un medagliere altamente pulito e a prova di dubbi, incertezze e silenzi sommessi. 
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