Politica – Tatarella interviene sullo psico-dramma dei colonnelli di AN

IN DUE DOCUMENTI LO PSICODRAMMA DEGLI EX AN
Chi tra Fini e i colonnelli è veramente condannato all’irrilevanza e alla marginalità politica? 

di FABRIZIO TATARELLA* 

Ha ragione Fini: la fase delle quote An-Fi è superata. Tuttavia, per chi viene da An la settimana appena trascorsa è stata difficile sul piano politico ed umano. Si era partiti con un documento di parlamentari ex An a sostegno di Fini, quando, a sorpresa, nelle stesse ore un documento degli “ex colonnelli” di An cercava di raccogliere gli altri ex provenienti da quel mondo. In quei due documenti va in scena uno psicodramma collettivo di un mondo che, seppur diviso in correnti, aveva sempre avuto in Fini il leader indiscusso a cui non si poteva dire di no per aver portato una classe dirigente intera a livelli che mai nessuno avrebbe mai osato immaginare. E cosi amicizie ventennali, sodalizi di correnti che sembravano indissolubili si rompono. Crisi di pianto, mancamenti, emblematico quello della deputata alemanniana Paola Frassinetti riportato da “Il Tempo”, opinioni diverse che spaccano in due le correnti. Se i colonnelli abbandonano Fini in molti abbandonano i colonnelli. Non è un mistero, infatti, che alla riunione degli uomini vicini al Sindaco di Roma alcuni non erano favorevoli a lasciare solo Gianfranco. I 130 parlamentari ex An si dividono: 55 firmano per Fini, 75 per il documento generico, che avrebbe potuto scrivere chiunque, voluto dai colonnelli. Anche i 10 deputati europei ex An si dividono sui documenti: 5 pari. In quel documento, fatto passare come quello degli ex An anti Fini, viene confermata la permanenza nel Pdl, condizione che nessuno aveva mai messo in discussione. Si capisce come sia stata una sola scelta di lealtà al Governo e a Berlusconi, cosa peraltro, mai messa in discussione da Fini. E allora su cosa ci si è divisi? Sul nulla. Per questo il dramma di alcuni è evidente. Saltamartini e Briguglio, una vita in destra sociale, che litigano in Transatlantico, Bocchino, ieri il meno finiano della ex corrente di Gasparri che da Fini ha avuto meno di tutti, ora con Fini, e Gasparri, da sempre vicino a Fini e che da Fini ha avuto più di tutti, oggi ispiratore di un documento che non aveva nulla di politico, se non l’unico pregio di mostrare il capo di una vita, finalmente, isolato. Tutti dicono che in An Fini era poco democratico. Nessuno ricorda, però, che Fini in An non aveva una corrente di riferimento. Dopo lo scioglimento di “Area Vasta”, conseguente alla scomparsa di Pinuccio Tatarella, che fino a quel momento aveva il 90% del partito, a nessuno conveniva mettere in discussione Fini per le sue performance televisive e per la capacità di conquistare consensi. I meriti di Fini dal ’93 ad oggi sono indiscutibili. Fini portava i voti, andando in giro per l’Italia, e gli altri si dividevano il potere e gli spazi nel partito. Andava bene a tutti. Ecco perché Fini si disinteressava della macchina partito, mentre gli altri giocavano a risiko, piantando bandierine e carri armati sulla penisola, provocando spaccature e ferite profonde, specie tra i più giovani usati come birilli per le conte che i grandi avevano paura di fare. La rivalità Alemanno-Gasparri, iniziata nell’87 e mai realmente conclusasi, ha avuto enormi ripercussioni su molti giovani costretti a fare guerre di potere per conto terzi. Il danno è stato quello di una generazione che ha pensato più alle tessere ed alle conte interne che a crescere come classe dirigente capace. Per questo è strano, e unicamente dettato dalla contingenza politica, il ritrovarsi di tutti i colonnelli, un tempo in odio tra loro, dalla stessa parte. Tuttavia, se tutti si aspettavano che i colonnelli, sorpresi in una caffetteria a parlare male di Fini, scaricassero il loro ex capo, nessuno si aspettava che la più giovane finisse per firmare con loro. Spiace non averla vista firmare per Fini, non per gratitudine, ma perché un leader come Fini, che parla continuamente di futuro e non fa altro che rivolgersi alle giovani generazioni, aveva proprio nel Ministro della Gioventù il principale destinatario di quel messaggio. Veniamo, ora, alla Direzione nazionale di giovedì. Su 172 membri 55 sono ex An. Sulla carta 18 con Fini, 37 con gli ex colonnelli. Alla fine, in una direzione semideserta, causa aerei in partenza, a votare per Gianfranco sono 14. Circa 50 approvano il documento. E i 100 che mancavano? E’ fisiologico che, a fine lavori, manchino 4 dirigenti finiani, ma gli altri 96 chi sono?Certo oltre a Pisanu, astenuto, magari anche altri ex Fi sono usciti al momento giusto perché condividevano la relazione di Fini o perché non volevano schierarsi e questo lascia facilmente immaginare che se si fosse votato a scrutinio segreto con Fini sarebbero in molti di più. “Ma di chi sono le mani che mancano?” titolava il “Secolo” sabato 24 aprile. Siamo certi che molte mani che mancano sono proprio quelle degli ex An, di quelli che avevano firmato il “documento dei 75”, perché un conto è firmare qualcosa di generico, altro è alzare la mano contro Fini, contro la propria storia, contro se stessi e il proprio futuro. 
Fini ha seguito e prestigio a destra, e non solo, e non saranno gli ex colonnelli a cancellarne stima ed autorevolezza. Non si sa quanti voti ha Fini tra gli italiani, certamente molti di più dei suoi ex colonnelli. Condivido l’analisi di Peppino Caldarola su “Il Riformista” del 21 aprile: costringendoli a schierarsi con il Premier Fini li ha notevolmente indeboliti, condannandoli all’irrilevanza politica, costretti a fare a gara con gli ex forzisti a chi entra nel cuore del Cavaliere. Da oggi per gli ex An non serviranno più, in un prossimo futuro, le rendite di posizione conquistate nel vecchio partito ed un eventuale corrente di minoranza può calamitare i tanti dissensi e le gelosie tra i più stretti collaboratori di Berlusconi. Ecco perché Fini può soltanto crescere nel Pdl, a differenza dei suoi ex amici cresciuti con lui e grazie a lui. Perché le idee, a differenza degli uomini, non possono essere marginalizzate o irrilevanti quando sono buone. E le idee, si sa, restano, mentre gli uomini passano, cambiano e si cambiano a seconda delle stagioni. 

*(articolo pubblicato sul Secolo d’Italia e Puglia d’Oggi del 30/4/2010)

FIUGGI 1995 NASCE ALLEANZA NAZIONALE. FINI, TATARELLA E I COLONNELLI.

L’intervento di Fabrizio Tatarella sul Secolo d’Italia dello scorso 30 aprile 2010.

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