Olimpiade – Dopo il caso Riva industria italiana appesa ad un filo

Bastano pochi numeri per fotografare la drammatica situazione provocata dallo stop della produzione elettrosiderurgica in sette stabilimenti del gruppo Riva, concentrati nel Nord Italia – si legge oggi sul Sole24ore.it. Oltre ai 1.400 esuberi diretti, la fermata degli impianti coinvolge un indotto che “vale” 1,8 miliardi (salgono a 2,4 miliardi se si considerano le attività all’estero).
Il caso dello stop della produzione degli stabilimenti Riva arriva purtroppo a poche giorni/ore dalle dichiarazioni entusiaste sia di Enrico Letta (premier) che di Giovanni Malagò (presidente CONI), rispettivamente in quel di Cernobbio (durante il tradizionale forum internazionale dell’economia) e di Buenos Aires, dove è stata scelta Tokyo come sede olimpica dei Giochi del 2020.
L’asse Letta-Malagò spinge per mettere in campo la carta olimpica per l’estate del 2024, ma i fondamentali dell’economia tricolore, al di là delle dichiarazioni del ministro Saccomanni (ha parlato di “ripresina” dell’economia nazionale) sono ancora molto deboli e quest’ultima stangata che arriva dal settore elettrosiderurgico riporta nuovamente indietro il nostro Paese.  

Forse non ci si rende conto che siamo appesi a un filo. Si rischia di uscire da settori strategici come l’acciaio, la meccanica, la componentistica non certo per mancanza di ingegno e di capacità, ma per mancanza di materia prima da lavorare. E questo non può sembrare un paradosso? Mi chiedo se questa è l’Italia che vede tra i valori della Costituzione il lavoro e la produzione. La fermata delle fabbriche, in un settore strategico del nostro sistema industriale, è ancora più drammatica se pensiamo che avviene in una fase in cui la ripresa, seppur di debole intensità, comincia a manifestarsi” – a parlare così, lanciando un grido di dolore è Giorgio Squinzi – numero uno della Confindustria e patron del Sassuolo, da quest’anno per la prima volta in serie “A”. 

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Marcel Vulpis

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