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Le crisi economiche rischiano di destabilizzare il sistema calcio internazionale

(di Marcel Vulpis)* – Politica, economia e calcio. Tre elementi apparentemente slegati tra loro, ma che, spesso, entrano in contatto scatenando una serie di effetti anche in ambito sociale. Soprattutto in quei mercati dove il football viene vissuto come una fede religiosa e, in molti casi, si presenta come vero e proprio “ammortizzatore sociale”.
Turchia e Argentina, per esempio, sono entrate, nelle ultime settimane, in una spirale economica negativa; la Grecia, invece, dopo diversi anni di crisi, inizia finalmente a rivedere la luce, ma i fondamentali dell’economia nazionale non sono ancora in linea con quanto avviene, più in generale, nei mercati dell’Eurozona.
I campionati di prima divisione di questi tre Paesi, nonostante le difficoltà recenti, sotto il profilo economico, continuano ad essere attrattori di investimenti (almeno per il momento), perchè il calcio è un vero e proprio “media” alternativo a quelli tradizionali (tv, stampa e radio), a costi di accesso spesso molto competitivi. Sponsorizzazioni e pubblicità sui campi di gioco ottengono, anche in mercati sotto stress finanziario, risultati significativi, nel rapporto costo/contatto, in termini di esposizione tv e di interazione con i bacini di tifoseria presenti sui territori. Ma gli scenari futuri, per questi tre mercati calcistici, non sono dei più rosei.
Turchia: la svalutazione della Lira rischia di toccare tutti i settori
La bufera finanziaria che ha investito la Turchia, nelle ultime settimane, appare davvero unica per potenza e intensità. Tanto che ha travolto pure il comparto obbligazionario, con i rendimenti sui bond decennali schizzati sopra al 20% e la Borsa di Istanbul, scesa, in alcuni momenti, fino a -8%. Per comprendere quello che sta succedendo sui mercati, complice la crisi della Lira turca (svalutata più del 40% dall’inizio dell’anno), che sembra aver superato i confini nazionali e regionali, non si può prescindere dalla interdipendenza che lega ormai, a livello politico e finanziario, i principali Stati del mondo.
La Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan, infatti, ha beneficiato di un afflusso di fondi stranieri spesso a breve termine, in fuga dalla politica monetaria con tassi molto vicini allo zero negli Stati Uniti e in Europa. Ciò ha incoraggiato gli investitori a cercare rendimenti più elevati in Turchia e in altri mercati emergenti. Oggi però questi investimenti, scossi anche da fattori geopolitici, sono a forte rischio.
“Da parte degli addetti ai lavori, il timore è che la Turchia imponga controlli sui capitali per arginare il crollo della Lira. Mentre alcuni investitori stanno iniziando a valutare questa possibilità, il governo turco ha ripetutamente affermato che non limiterà il flusso di denaro straniero in entrata e in uscita” ha spiegato a Tuttosport, Paolo Rivelli, esperto di mercati finanziari. “Se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare questo impatterà anche sullo stato di salute dei club di calcio, che si troveranno obbligati a fare cassa e a vendere i loro talenti migliori”.
Gli scenari presenti e futuri del calcio turco
Nel campionato in corso alcuni calciatori turchi sono stati confermati nella massima serie tricolore. E’ il caso, ad esempio, del centrocampista del Milan, Hakan Calhanoglu o del giovane attaccante della Roma, Cengiz Under. Unica novità è il centravanti Salih Uçan, proveniente dal Sion (Svi), oggi all’Empoli calcio. Ma, se vi saranno ulteriori scossoni sul mercato finanziario, diverse società rischiano di cedere i “pezzi” più pregiati.
Poche le realtà calcistiche che possono, per il momento, sorridere nonostante l’ottovolante della Borsa. Tra queste sicuramente il Galatasaray atteso, tra pochi giorni, nella fase a gironi della Championsleague (nel gruppo “D”, insieme ai tedeschi dello Schalke04, ai lusitani del Porto e ai russi del Lokomotiv Mosca).
Il club del quartiere Galata di Istanbul si presenta forte degli investimenti di Turk Telecom, sponsor dello stadio, e del binomio sponsorizzativo composto da Nike e Nef (azienda internazionale di design). In totale può contare su 21 aziende partner tra cui Spor Toto e il colosso finanziario turco Deniz Bank. In Europa league saranno presenti tre club: l’Akhisarspor, il Besiktas e il Fenerbahçe.

Festeggiamenti dei calciatori del Fenerbahçe dopo la conquista di un trofeo (profilo Facebook club turco).

L’Akhisarspor, inserito nel gruppo “J” insieme a Siviglia (Spa), Standard Liegi (Bel) e Krasnodar (Rus), è legato da anni al marchio Spor Toto, che ha acquisito i diritti di nome dell’impianto, e può contare sulle sponsorizzazioni di due importanti istituti di credito nazionali: Deniz Bank e Aktif bank.
Il Besiktas è nel girone “I”, insieme a Genk (Bel), Malmoe (Sve) e al Sarpsborg (Nor). Il club è sostenuto da 22 realtà sponsor, con Vodafone title della omonima Arena Park, oltre che jersey-sponsor. Tra gli investitori anche Beko, Aktif Bank, Deniz Bank, Volvo, Spor Toto, Kalde, Avon e Lukoil. Discorso a parte per il Fenerbahçe, girone “D” di Europa League, che affronterà l’Anderlecht (Bel), la Dinamo Zagabria (Cro) e lo Spartak Trnava (Svk). Il club turco, che fa parte di una importante polisportiva (la sezione basket è molto seguita e popolare), non presenta una lunga lista di aziende sponsor e Adidas è l’unico grande marchio visibile in termine di esposizione.
La presenza in Europa di quattro realtà calcistiche non deve però distrarre l’attenzione dai problemi economici futuri collegati alla svalutazione progressiva della Lira turca e agli scossoni di Borsa. Criticità economico-finanziarie che rischiano di colpire molte delle aziende nazionali spesso investitori di questi top club di calcio.
* direttore agenzia stampa Sporteconomy.it
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Marcel Vulpis

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