La giornata particolare di Carolina Kostner e la maschera di ferro di Schwazer
(Tempi Supplementari di Gianni
Bondini) Settanta domande . Quattro ore
d’interrogatorio. Dopo un’oretta per la lettura degli atti arrivati
dalla Procura della Repubblica di Bolzano. Col precedente del depistaggio dei
giornalisti e delle telecamere.
Tranquilli.
Non è stata l’antimafia alle prese con un criminale. La scena era dominata dal procuratore
capo dell’antidoping Tammaro Maiello e
il suo vice Mario Vigna che, oggi da mezzogiorno alle sei del pomeriggio, hanno
sottoposto la pattinatrice Carolina
Kostner ad un fuoco di fila di domande”.
Alla fine a
cercare di rimettere assieme il pomeriggio in esame ci ha pensato Giovanni
Fontana, avvocato dell’ex compagna di Alex Schwazer, fermato per doping (Epo)
alla vigilia dei Giochi di Londra 2012. Come tutti i legali della difesa ha
scandito: <<Carolina Koster ha risposto in modo esauriente a tutte le
domande>>.
Vedremo,
anche se la procura antidoping del Coni
si pronuncerà tra settimane e forse mesi. Maiello e Vigna dovranno confrontare
le risposte della Koster con parte delle 7.000 pagine della Procura di Bolzano (è importante sottolineare che la Kostner non è indagata) e non è escluso che depongano altre persone.
La pattinatrice sul ghiaccio rischia per presunta “complicità” e “omessa
denuncia” per il doping del suo ex compagno,
pizzicato due anni fa positivo all’ Epo. Assente a Londra mentre al CONI
avevano detto di Schwazer <<E’ una medaglia sicura>>. Commutata
nella squalifica che scadrà a gennaio 2016.
Per comprendere meglio la
delicata e sconcertante situazione di (alcuni?) atleti di vertice ci rifacciamo
a delle colorite ricostruzioni dai verbali del magistrato. Carolina Kostner dormiva
a fianco di Alex Schwazer (confermato e sottoscritto nei verbali di Bolzano) truccato
da “maschera di ferro”. La pattinatrice era costretta a turarsi le orecchie con
dei tappi di plastica per non sentire il rumore <<fastidioso>> di
una macchina messa vicina al letto. Da quell’apparecchiatura partiva un tubo
che portava ossigeno a un aggeggio biancastro fissato sul viso di Schwazer. Che
cosa non si fa per la medaglia.
“Omessa denuncia”, per la “masquerade”.
E non è finita. Perché la ventisettenne
Koster nel luglio 2012 potrebbe aver depistato gli
ispettori antidoping dichiarando loro che Schwazer non era a casa sua a Oberstdorf, mentre
c’era e invece avrebbe dovuto trovarsi a Racines. Appunto per sottoporsi
all’antidoping. .
La questione dell’aggiramento della “reperibilità obbligatoria” sembra
sia stato un giochetto abituale di molti atleti, coperto e conosciuto dai loro
dirigenti sportivi? Negli anni tumultuosi delle medaglie a tutti i costi?
Testardamente
ripetiamo che stavolta si faccia chiarezza e poi si consegni l’antidoping
chiavi in mano alla Sanità e alla Giustizia pubbliche. Abbiamo bisogno di
uomini veri e non di quelli “mascherati”.

