Il caso Tavecchio: Il candidato FIGC, scivola su una battuta, ma non parliamo di razzismo. Cerchiamo di non essere ridicoli!
Questa premessa è importante, perché non è difficile immaginare il bagaglio di emozioni che hanno toccato l’animo di questo dirigente lombardo, che ha fatto la storia del calcio dilettantistico, come da lui stesso sottolineato, dal 1999 ad oggi (30 milioni di euro di ricavi da sponsorship, 20 sedi regionali create negli anni, e altre due sono in arrivo, e più di 250 dipendenti in tutta Italia).
Tavecchio aveva un testo da seguire, ma ha preferito parlare, per lunghi tratti, a braccio. In diversi momenti ha anche infiammato la platea che lo ascoltava (gli 88 delegati), perché ha ricordato, soprattutto, i sacrifici del movimento dilettantistico tricolore. Poi, nella fase finale della relazione, a mezza bocca, ha fatto riferimento alla qualità bassa di alcuni calciatori stranieri che hanno calcato i campi delle principali serie professionistiche. Soldi gettati al vento. Come non dargli ragione. A detrimento dello sviluppo dei vivai, uno dei punti del suo programma. Sicuramente Tavecchio non doveva fare riferimento alle “banane”, ma era chiaro il taglio ironico della frase.
Il presidente della LND, per chi lo ha ascoltato con attenzione, voleva dire che, da noi, sono arrivati atleti sconosciuti che hanno fatto fortuna nel nostro paese, mentre a casa loro magari vivevano in ristrettezze economiche anche per il loro scarso valore calcistico. Atleti “miracolati” dal sistema italiano legato a filo doppio all’Eldorado dei diritti tv. Era semplicemente una battuta sulla faciloneria di alcuni presidenti di “A”, che, dagli anni ’80 ad oggi, hanno portato in Italia calciatori sconosciuti ai più e (forse) anche ai loro amici in patria. Se avesse avuto modo di spiegare il contenuto di quella “boutade” non sarebbe successo nulla. Il sottoscritto era presente e non ci ha visto una punta di razzismo. Ha sbagliato a pronunciare questa battuta, ma non voleva offendere nessuno. Di questo ne sono certo.
La cosa che mi ha stupito, in queste ultime ore, è stato l’attacco mirato, quasi scientifico (con una totale decontestualizzazione della frase in esame), proprio di quelle componenti che non sanno come sconfiggere Tavecchio sul terreno dei numeri. Non c’è partita per Albertini e soci. L’unica è buttarla sul presunto razzismo, chiamando a coorte qualche deputato bipartisan alla ricerca di una citazione sui giornali (che non si rifiuta a nessuno) e parlare appunto di Tavecchio “razzista”.
Peccato, però, che chi conosce la storia di questo signore sa del suo impegno proprio in Africa (soprattutto nel campo delle adozioni a distanza). Non vi sembra un po’ strano? Per tutta la vita ha aiutato chi soffre proprio nel continente “Nero” e in mezzo secondo diventa un negriero? Qualche soggetto “interessato” sta provando a distruggerlo facendo passare il numero uno dei dilettanti per un moderno Barbablù. Carlo Tavecchio non è nulla di tutto ciò. E’ una persona schietta, forse anche troppo diretta. Ma meglio lui che una società di finti perbenisti (spesso). Una società che punta l’indice non perché crede in ciò che dice, ma perché è politically correct far credere di essere sempre e comunque, anche quando non serve, dalla parte dei più deboli. Sono certo che il futuro presidente FIGC non scivolerà più su una simile buccia di banana, ma anche dall’altra parte sarebbe bello se la contrapposizione si basasse, nelle prossime settimane, esclusivamente sulle idee e non sulla distruzione mediatica dell’avversario. Chi vuole intendere intenda e cerchiamo di non rispolverare la gogna (mediatica) o la colonna di manzoniana memoria. Questo sì sarebbe razzismo puro, altro che la banana di Tavecchio.
Un intervento, quello di Carlo Tavecchio, che doveva durare non più di 30 minuti, e, invece, si è quasi triplicato. Un presidente, quello della LND, che, prima di iniziare l’intervento, si era messo le mani sulla faccia, visibilmente commosso. Un dettaglio che fa capire anche l’umanità di questa persona. Una vita per lo sport e per il calcio dilettantistico e il traguardo di una carriera ad un metro. E’ questa la “fotografia” che è importante ricordare dell’assemblea straordinaria della LND di ieri a Fiumicino, che ha portato alla ufficializzazione della candidatura di Tavecchio per la presidenza della Figc, dopo le dimissioni di Giancarlo Abete (in carica ad interim fino al prossimo 11 agosto).

